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Parliamo con gli imprenditori e i CEO più importanti d'Italia. Raccontiamo le loro storie per scoprire come hanno fatto DAVVERO ad arrivare dove sono, i loro errori e i consigli PRATICI.

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LEGAMI: Le Penne Cancellabili Italiane da €380 MILIONI ✏️ Alberto Fassi, Fondatore Legami

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LEGAMI: Le Penne Cancellabili Italiane da €380 MILIONI ✏️ Alberto Fassi, Fondatore Legami 03 Nov 2026

👉🏻Prova TOT GRATIS col codice CHAPEAUX3 e semplifica la fatturazione elettronica https://go.tot.money/4yAUW9u Nel 2003, un 28enne di Bergamo vende cinghie per libri dal garage dei genitori. Oggi fattura €384 milioni e ha il marchio di cartoleria più grande d’Italia. Alberto Fassi nasce a Bergamo nel 1975. Studia Economia all’Università Bocconi e inizia a lavorare come revisore dei conti in KPMG. Dopo un anno e mezzo però, stanco di quella vita, si licenzia senza un piano. Per mantenersi fa il cassiere nella libreria del fratello e lì ha un’intuizione: la cartoleria è uguale da 30 anni e nelle librerie, a parte Moleskine, di quaderni e penne non se ne vendono. Alberto quindi vuole essere il primo a farlo. Nel 2003, durante un Master in creatività alla Cattolica di Milano, fonda Legami come progetto universitario. Parte con €7’000 di liquidazione e il primo prodotto è una cinghia per libri il cui colore rappresenta un legame: rossa per l’amore, gialla per la follia e così via. All’inizio fa tutto da solo: le confeziona con il padre in garage e le vende alle librerie porta a porta. Il primo anno ne vende oltre 10’000, prima a Bergamo, poi in tutta Italia e in Francia. Poco dopo allarga il catalogo con prodotti diversi dal solito, come una cartolina adesiva da attaccare dietro le foto o quaderni con design per ragazzi. Così, il fatturato raddoppia ogni anno e nel 2006 Alberto entra nelle grandi catene di librerie, come la Feltrinelli. Dopo un viaggio in Giappone ha una nuova intuizione che cambierà il brand per sempre: portare il concetto asiatico di Kawaii, ovvero “carino”, nella cancelleria. Quindi nel 2014 lancia il suo prodotto simbolo: penne cancellabili a forma di animaletti, ognuno con un’emozione, che diventano oggetti da collezione. Intanto apre anche il primo negozio, in aeroporto, dove lo notano agenti di tutta Europa. Nel 2016 il fondo Alto Capital compra il 42% di Legami, che fattura €14 milioni, e porta €7 milioni da investire in distribuzione e magazzino. Alberto arriva così nei grandi magazzini più prestigiosi d’Europa, come Galeries Lafayette e FNAC, e nei musei d’arte internazionali, come Centre Pompidou e Tate Modern. Alberto però vive anche molti momenti difficili: i primi anni non si paga lo stipendio, le librerie lo cacciano a pedate e, nel 2020, col Covid, chiude a €29 milioni contro i €34 dell’anno precedente. Per uscirne, mentre tutti si fermano, Alberto continua a investire: nel Natale 2020 è quasi l’unico con un catalogo nuovo e il magazzino pieno. L’anno dopo il fatturato salta a €47 milioni. Il 2023 invece è l’anno della svolta. Entra un nuovo fondo, DeA Capital, che lo aiuta a strutturare l’azienda. Alberto apre quindi nuovi mercati e decine di negozi: Legami supera i €140 milioni di fatturato e l’anno dopo arriva a €245 milioni. Nel 2025 Legami fattura €383 milioni, ha 210 negozi e vende in più di 70 Paesi. Quindi, noi di Chapeau abbiamo raggiunto Alberto nella sede di Legami a Bergamo per scoprire tutta la sua storia: (00:00) Chi è Alberto Fassi, fondatore di Legami (00:57) Primi lavori e mollare il posto fisso (01:59) Crea cinghie per libri nel garage dei genitori con €7'000 (Da 0 a 1) (03:43) Vende i primi prodotti porta a porta (e si fa cacciare dalle librerie) (05:24) Prime difficoltà e gli anni senza stipendio (06:27) Gira il mondo per inventare nuovi prodotti (07:12) Entra in Feltrinelli e arriva a €1 milione (08:55) Il viaggio in Giappone e l'idea delle penne Kawaii (10:42) Vende il 42% di Legami per €7 milioni (13:17) Il Covid: mentre tutti si fermano, Legami salta a €47 milioni (14:44) Il nuovo fondo porta Legami a €384 milioni (15:47) Numeri oggi, mercati e offerte di acquisizione (16:57) Come nascono i nuovi prodotti Legami (18:25) Momenti difficili e errori (20:29) Giornata tipo: orto, galline e nuoto (21:36) Aprire una riserva naturale da €5 milioni (23:02) Consigli

L’Italiano che Ha Creato le WINX e Fattura €120 MILIONI 🧚 Iginio Straffi, Rainbow 27 Oct 2026

👉 Prova Odoo GRATIS: https://www.odoo.com/it_IT?utm_campaign=odoo3-chapeau&utm_source=youtube&utm_medium=influ-mkt Nel 1993 un 28enne di Macerata lascia un lavoro strapagato in Francia per disegnare fumetti. Oggi fattura €120 milioni e ha lo studio di cartoni animati più grande d’Europa. Iginio Straffi nasce a Gualdo nel 1965. Inizia a disegnare fumetti da bambino e al liceo lavora già per 2 agenzie pubblicitarie. Per mancanza di soldi, al posto di studiare grafica come sognava, segue Lingue a Macerata. Dopo una prima esperienza in Comic Art, nel 1988 Iginio viene chiamato a disegnare Nick Raider da Sergio Bonelli, la casa editrice di Tex. 4 anni dopo uno studio francese lo porta a Parigi e poi in Lussemburgo, dove impara a realizzare cartoni coi primi computer. Nel 1993 Iginio torna in Italia, forma una squadra con gli amici che lavoravano in fabbrica e investe tutti i suoi risparmi in 2 computer. 2 anni dopo trova un socio, Don Lamberto Pigini, un piccolo editore locale: nasce così la Rainbow. Il primo prodotto originale di Iginio è Tommy & Oscar, un videogioco con un alieno rosa che mangia la musica. Costa 150 milioni di lire e Iginio lo vende porta a porta in 23 paesi, incassando oltre 1 miliardo di lire. Proprio mentre lavora al cartone di Tommy & Oscar però, la crisi delle tigri asiatiche del 1997 fa fallire il suo cliente più grande e la Rainbow rischia di fallire. Inizia allora una vendita disperata di Iginio in tutto il mondo, che permette all’azienda di salvarsi. Nel 2001 arriva la svolta: fate e streghe nei cartoni animati sono uguali da sempre, così Iginio pensa quindi di rinnovare le fate come ragazze comuni che vanno a scuola e lottano contro le bulle, ovvero le streghe. Il design si ispira a star del momento come Britney Spears e Jennifer Lopez. Nascono così le Winx. Dopo 3 di lavoro, nel 2004 le Winx arrivano in TV e conquistano l’Italia. Dopo qualche mese sono in tutta Europa e negli Stati Uniti. Iginio ha un’intuizione: punta subito sul licensing e affida le bambole delle Winx a Mattel e Giochi Preziosi. In 3 anni, il fatturato di Rainbow passa da €10 a €60 milioni e le Winx sono tra i marchi più profittevoli al mondo. Nel 2011 c’è un cambio ai vertici: Pigini vende il suo 30% a Viacom, il gruppo di Nickelodeon, che paga la quota €62 milioni e promette di migliorare la presenza in America. Nel 2015 Iginio compra Bardel, lo studio canadese che anima Rick and Morty, e 2 anni dopo Colorado Film, con cui produce film come Il fabbricante di lacrime. Nel 2023 il fondatore di Rainbow non si trova più bene col nuovo partner e decide quindi di prendere un debito multimilionario per ricomprare il 30% della società da Paramount (ex Viacom). Oggi l’azienda dietro le Winx fattura €120 milioni e ha lo studio di animazione più grande in Europa. Quindi, noi di Chapeau abbiamo raggiunto Iginio nella sede di Rainbow nelle Marche per scoprire tutta la sua storia: (00:00) Chi è Iginio Straffi (01:07) I fumetti da bambino e l'università a Macerata (02:11) I primi lavori e il contratto con Bonelli a 23 anni (03:56) Lascia Bonelli per 7 milioni di lire in Francia (06:09) Spende tutti i risparmi per un computer e fonda Rainbow (Da 0 a 1) (09:36) Tommy & Oscar: il videogioco rotto e il primo $1 milione (11:55) Gira il mondo per vendere Tommy & Oscar (13:00) Rainbow rischia di fallire per la crisi delle tigri asiatiche (15:01) Fare soldi come i Pokèmon: le licenze (17:23) Inventa le Winx (19:09) Porta Rainbow a €60 milioni e firma con Mattel (22:05) Vende il 30% a un gruppo americano (24:55) La clausola che rischia di far saltare Iginio (26:23) Compra lo studio di Rick and Morty e arriva a €87 milioni (28:51) Si indebita fino al collo per ricomprare la società (31:34) Numeri oggi e il fallimento più grande (33:31) Consigli

La più Grande Azienda di S€x Toys in Italia Fa €11 MILIONI 🍑 My Secret Case - Live @ Casa Spotify 20 Oct 2026

👉 Prova Learnn PRO con il 25% di sconto: https://learnn.com/partnership/?by=cheapeau Nel 2014, una 30enne di Napoli vende vibratori online senza 1€ in tasca. Oggi fattura €15 milioni e ha il sito di s3x toys più grande d’Italia. Norma Rossetti nasce a Castellammare di Stabia nel 1984. Si diploma all’Istituto d’Arte, studia fotografia a Firenze e realizza un reportage nelle Vele di Scampia che vince diversi premi. A 25 anni, però, la madre si ammala gravemente. Norma quindi si ferma quasi 4 anni per assisterla e gestire il fallimento della sua piccola azienda. Nel 2013 si trasferisce in Malesia col fidanzato, che lavora per l’incubatore di startup Rocket Internet. Lì ha un’intuizione: in Italia esistono centinaia di piccoli sexy shop sparsi per il paese, Norma allora pensa a un e-commerce di s3x toys per donne e coppie che sia anche una community. Nel 2014, quindi, torna a Milano e fonda MySecretCase insieme al fidanzato con €50’000 di un investitore tedesco. Parte con degli stunt per attirare l’attenzione, come l’albero di Natale pieno di vibratori in centro a Milano ripreso da oltre 350 articoli. Nel 2017 il brand cresce e raccoglie €1 milione da investire in produzione e comunicazione. Per la prima volta in Italia, Norma porta in TV uno spot sui s3x toys e chiude l’anno a €2 milioni di fatturato. Ci sono però anche molti momenti difficili: il camion di giocattoli andato a fuoco, il sito hackerato e, nel 2019, il nuovo spot TV che non funziona. Così, MySecretCase chiude quell’anno con una perdita di €1.4 milioni. Per non fallire, Norma raccoglie altri €2,5 milioni e incredibilmente convince Mediaset ad annullare un mega accordo pubblicitario che sarebbe costato €1 milione. Lo stesso anno inizia anche a produrre i suoi s3x toys: li compra sfusi, ci mette il suo marchio e lancia collezioni ironiche che vanno virali sui social, come Hakuna Patata e Real Madildo. Il 2020 invece è l’anno della svolta. Durante la pandemia, infatti, gli acquisti si spostano online e Norma punta sulla community che ha costruito nei 6 anni precedenti. MySecretCase torna in profitto e supera i €6 milioni di fatturato. L’anno dopo arriva a €10 milioni, il triplo del 2019. Da lì in poi, il brand continua a crescere anno dopo anno. Oggi MySecretCase fattura €15 milioni e ha una community di oltre 2,5 milioni di persone. Quindi, noi di Chapeau abbiamo raggiunto Norma negli uffici di Spotify a Milano per scoprire tutta la sua storia: (00:00) Chi è Norma Rossetti (01:07) Scampia e i problemi in famiglia (03:07) Fonda MySecretCase: il primo s3xy shop online in Italia (05:22) L’albero di natale a luci rosse in centro a Milano (07:12) Cacciati dalle banche e primi giorni da CEO (08:49) Porta MySecretCase a €2 milioni (Da 0 a 1) (10:06) Porta i vibratori in TV per la prima volta in Italia (11:35) Perde €1 milione e rischia di fallire (14:18) Produce toys in Cina e crea il Calendario dell’Ah…vengo (16:45) Porta MySecretCase a €10 milioni (19:12) L’Org4smeria e la Pizza F1ga (20:21) Numeri oggi e mode nei s3x t0ys (22:27) Incendio e hacker: i momenti più difficili (23:57) Vivere il fallimento (24:57) Consigli

Da €30 MILIONI di Debiti all'Azienda di Valigie più Grande d'Italia🎒 Marco Palmieri, Piquadro 13 Oct 2026

👉Ottieni 35€ bonus su Satispay con il codice CHAPEAU35 e investi oggi https://satispay.com/it-it/prematch-lp/trading/chapeau35/ Nel 1987, un 22enne emiliano vende borselli in pelle dal baule della sua macchina. Oggi Fattura €180 milioni e i suoi zaini sono i più famosi d’Italia. Marco Palmieri nasce nel 1965. Si diploma perito elettronico e, appena presa la patente, avvia la sua prima attività: compra pelletteria a Rimini e la rivende in Versilia, dove i turisti pagano di più. Lascia gli studi di Ingegneria e nel 1987, vista la domanda di cinture e braccialetti di pelle, inizia a produrli con la fidanzata in garage. Lo fa per 10 anni e lavora in conto terzi per altri marchi, come Gucci. A metà degli anni ‘90 ha un'intuizione: produce borse molto simili a quelle iconiche di The Bridge, storico marchio fiorentino di borse, ma le consegna in molto meno tempo: 24 ore invece che mesi. Per stare dietro alla domanda apre una fabbrica in Cina con un socio, usando materiali italiani. Nel 1998 lancia Piquadro, borse per chi ama la tecnologia: nere, con accessori in acciaio e tasche imbottite per i primi portatili. Entra in centinaia di tabaccherie, di fianco a Cartier e Montblanc, e nel 2000 apre il primo negozio in via della Spiga a Milano. Durante la crescita però, Marco commette un grande errore: nei primi anni 2000, per proteggere la famiglia, limita la crescita per non prendere troppi rischi. Nel 2002 un fondo acquista il 25% di Piquadro, che fattura circa €10 milioni, e nel 2005 BNL Investire Impresa ne compra il 35%. Nel 2007 Marco porta l’azienda in Borsa a una valutazione di €110 milioni. Intorno al 2012 però, con la crisi del credito, molti negozi multimarca chiudono. Per uscirne Marco punta su negozi propri e online, ma ci mette anni a tornare a guadagnare come prima. Nel 2016 acquista l’80% di The Bridge, il marchio che aveva copiato da ragazzo, che fattura €22 milioni ma soffre per i debiti. Marco lo salva, aggiorna lo stile e rilancia i modelli storici. Nel 2018 compra Lancel, maison parigina del 1876, dal gruppo del lusso Richemont. Lancel fattura €53 milioni ma ne perde oltre €20. Per rilanciarla, Marco cambia i manager e porta la produzione in Italia. Oggi il Gruppo Piquadro fattura €180 milioni con i suoi 3 marchi e ha 172 negozi in oltre 50 Paesi. Abbiamo raggiunto Marco a Milano per scoprire tutta la storia di Piquadro: (00:00) Chi è Marco Palmieri, il papà di Piquadro (01:01) Vende borselli dal baule della macchina (02:49) Produce cinture in garage con la moglie senza alcuna competenza (04:42) Vende con Cartier e Montblanc copiando un altro brand (periodo 0-1) (06:04) Fonda Piquadro (07:06) Il primo debito da 2 miliardi e gli errori durante la crescita (08:52) Compra una fabbrica abbandonata in Cina (11:08) Fineco e BNL provano a comprare Piquadro (13:18) Minaccia i Fondi per riprendersi l’azienda (15:13) Si quota in borsa a €110 milioni e ricompra Piquadro (17:38) La prima acquisizione: The Bridge (periodo 1-100) (20:36) La seconda acquisizione (dai Francesi): Lancel (22:03) Porta Lancel da - €23 milioni a + €12 milioni (23:55) Offerte di acquisizione e i numeri di Piquadro oggi (25:41) Momento più difficile e Obiettivi futuri (27:55) Compra una montagna per salvare la sua cittadina (29:50) Giornata tipo (30:53) Consigli

Toys Center: la Catena di Giocattoli da €1.2 MILIARDI dietro ai Gormiti e Cicciobello 🧸 06 Oct 2026

Prova TOT GRATIS e semplifica la fatturazione elettronica con il codice chapeaux3 👉🏻https://go.tot.money/4d0WKQo Negli anni ‘80 un 26enne marchigiano vende caffè porta a porta da un furgone. 33 anni dopo fa €1.2 miliardi con la più grande catena di giocattoli in Italia. Amedeo Giustini nasce nelle Marche nel 1960. Sogna di fare l’agricoltore, ma il padre lo spinge ad entrare in azienda. Si laurea in Economia ad Ancona e, contro il volere della famiglia, entra in Segafredo come agente di vendita: dopo 9 mesi diventa quadro e poi responsabile dei grandi clienti della distribuzione. Entra poi nel mondo dei giocattoli e, nel 1993, diventa direttore commerciale di Clementoni. Amedeo porta i giochi negli ipermercati e in pochi anni il fatturato passa da 25 a 40 miliardi di lire. Nel 1997 passa a Smoby, gruppo francese che rileva un'azienda italiana fallita. Amedeo rilancia i giochi da esterno, come le casette di plastica, e fa crescere la filiale da €6 a €35 milioni. Diventa poi direttore commerciale di Gruppo in Francia, dove integra brand come Majorette e Berchet. Smoby crolla però sotto il peso dei debiti. Nel 2007 il fondo 3i ed Enrico Preziosi lo chiamano a guidare Toys Center, catena italiana che distribuisce giocattoli, che al tempo fattura circa €300 milioni. Amedeo la struttura, lancia le private label, apre decine di negozi e nel 2010 acquista il 25% di King Jouet, catena francese di giocattoli. Intorno al 2014 però, quando i bambini passano dalla TV al digitale, Giochi Preziosi soffre per i debiti. I grandi negozi di giocattoli diventano costi fissi difficili da sostenere. Per uscirne Amedeo acquista Bimbostore e nel 2015 crea PRG con Artsana, che ha già brand storici come Chicco e Prénatal. Il nuovo Gruppo unisce le varie insegne come Toys Center, Prénatal e Bimbostore negli stessi negozi. In due anni taglia €18 milioni di costi, rilancia il Gruppo e apre a Milano il primo FAO Schwarz in Europa. Nel 2021 il gruppo supera €1 miliardo di fatturato e l'anno dopo compra anche Toys"R"Us in Spagna e Portogallo. Oggi PRG è il primo gruppo italiano dell'infanzia: ha 551 negozi in 4 Paesi, oltre 4.000 dipendenti, il 28% del mercato italiano dei giocattoli e fattura circa €800 milioni. Abbiamo raggiunto Amedeo a Milano per scoprire tutta la storia di PRG: (00:00) Chi è Amedeo Giustini (01:00) Vende caffè porta a porta (02:42) Porta Clementoni a 40 miliardi di lire (03:43) A 30 anni vive un fallimento e licenzia decine di persone (05:14) Porta Smoby a €35 milioni e gestisce la prima acquisizione (M&A) (07:32) Giochi Preziosi vs GIG: lo scontro dei giocattoli in Italia (08:41) Entra in Toys Center per rilanciare i negozi (periodo 1-100) (09:54) I giochi della nostra infanzia: Gormiti e Cicciobello (12:28) Compra due catene e nasce PRG (Prénatal Retail Group) (14:14) Come risparmia €20 milioni all’anno con PRG (15:30) Porta in Italia il negozio di giocattoli più GRANDE al MONDO (17:39) PRG supera il €1 miliardo e compra Toys”R”Us (18:39) I numeri di PRG oggi: fatturato e giocattoli venduti (20:20) Il momento più difficile e l’errore più grande (21:26) I segreti della negoziazione e la giornata tipo di un CEO da €800 milioni (22:44) Tablet vs Giocattoli: come vendere ai bambini del 2025 (24:22) Consigli

La Più Grande Azienda al MONDO di Cappe da Cucina è ITALIANA e fa €500 MILIONI 🇮🇹 La Storia di Elica 30 Sep 2026

Nel 1978 un ragazzo marchigiano di 16 anni perde il padre e si ritrova a guidare una fabbrica con 120 dipendenti. 48 anni dopo la sua azienda è il primo produttore al mondo di cappe aspiranti e ha tra i suoi clienti Ikea e Whirlpool. Ermanno Casoli è un veterinario delle campagne di Fabriano. Incuriosito dalle prime cucine componibili, arrivate in Italia nel 1969, decide di costruire a mano una cappa per aspirare i fumi. Nel 1972 nasce così, in un garage, Elica. Dopo il successo iniziale, Ermanno avvia la produzione in serie e trova clienti enormi come Philips. Pochi anni dopo però, nel 1978, Ermanno muore e suo figlio Francesco, a soli 16 anni, eredita l’azienda. Per qualche anno Elica viene gestita dai manager interni, finché Francesco Casoli non prende in mano l’azienda. Da lì ci sono anni di forte crescita e Elica chiude contratti da decine di milioni di €con multinazionali come Whirpool, Bosch Siemens e Ikea, che il nuovo CEO convince in maniera molto creativa. Nel 1995 però c’è il momento più difficile dell’azienda: lo stabilimento più grande brucia e tutto il magazzino viene distrutto. Grazie all’aiuto degli operai che lavorano notte e giorno, in circa tre mesi Elica riprende la produzione. Negli anni 2000, grazie alle innovazioni nel design delle cappe e alle collaborazioni con designer famosi, tra cui David Lewis, Elica tocca i €200 milioni di fatturato. Ha particolare successo in tutta Europa la nuova cappa a camino in acciaio. Nel 2021 Francesco compra EMC, il suo fornitore di motori elettrici, per €31 milioni. Intanto esordisce nel cooking e in seguito completa la gamma con piani a induzione, forni e Lhov. Durante la crescita però commette anche qualche errore, come l’acquisizione in Cina che finisce per costargli €40 milioni. Oggi Elica è una cooking company italiana e leader mondiale delle cappe aspiranti con una quota di mercato di circa il 12%. Nel 2025 fattura €460 milioni e produce circa 3 milioni di sistemi aspiranti per la cucina. Abbiamo incontrato Francesco a Milano per raccontarci tutta la storia del Gruppo Elica: (00:00) Chi è Francesco Casoli (00:46) Un veterinario inventa la prima cappa in Italia nel suo garage (periodo 0-1) (02:28) Il padre muore improvvisamente e Francesco entra in azienda a 16 anni (04:09) Porta Elica a €180 Milioni e conquista Ikea e Bosch (05:02) Un incidente in azienda rischia di far chiudere Elica (06:15) Supera i €300 milioni grazie a un nuovo design (periodo 1-100) (07:49) Elica si quota e perde decine di €milioni in Cina (08:53) Le difficoltà di crescere all’estero (10:55) Compra il suo fornitore per non essere schiavo dei Cinesi (12:09) Elica oggi: il leader mondiale delle cappe da cucina (13:22) Come arriveranno a €1 miliardo e consigli

Da MILIONI di Debiti a €65 MILIONI coi Piumini SENZA Piume🪿Nicolas Bargi, Save the Duck 23 Sep 2026

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Il Fallimento di A-Style: il Marchio più CONTROVERSO degli Anni 2000 17 Sep 2026

Prova TOT col codice chapeaux3 e semplifica la fatturazione elettronica GRATIS: https://go.tot.money/4vkBs6w Un ragazzo di Milano disegna un adesivo con due omini che si ingr*ppano. 20 anni dopo, quel logo vale €30 milioni ed è sulla maglietta di Messi e Valentino Rossi. Questa è la storia di A-Style, il marchio più controverso degli anni 2000, e del suo fondatore Marco Bruns. Marco Bruns cresce a Milano, figlio di un operaio e una casalinga. Dopo il liceo scientifico si iscrive a Informatica, che abbandona dopo un paio di bocciature. Poi apre una piccola società per vendere pile, molto di moda in quel periodo. Giocando con un programma di grafica, disegna per caso una "A" due puntini che ricordano due persone durante l’amplesso. Il logo resta per anni in un cassetto fino a quando lo stampa su centinaia di adesivi con cui tappezza i furgoni degli amici e tutti i semafori di Milano, diventando un fenomeno di culto locale. Nel 1999 Marco lancia ufficialmente A-Style. I primi pezzi sono sacchetti e magliette con il logo iconico. Dopo qualche rifiuto, riesce a entrare sugli scaffali di qualche negozio di Milano. Nel 2004 realizza la prima affissione da 25 metri in Piazza 25 Aprile a Milano e inonda il Pitti, uno degli eventi di moda più importanti del mondo, con milioni di coriandoli col logo. Questi stunt fanno volare gli affari e, grazie a una strategia di licensing, in pochi anni A-Style arriva a fatturare decine di milioni in tutta Europa. Dal 2005 Marco s'inventa altre campagne folli: disegna un logo gigante sul tracciato del Tour De France, sponsorizza la MotoGp e fa una campagna che ritrae Messi come “il Messia”. Nel 2008 il fatturato tocca €30 milioni, ma iniziano i problemi. Il marchio subisce contraffazioni in tutto il mondo ed emergono conflitti coi licenziatari, come la produzione parallela non autorizzata e royalties non pagate. Nel 2008 Marco rifiuta offerte di acquisizione milionarie e nel 2015, tra milioni di falsi e problemi coi licenziatari, ritira il marchio dal mercato. Nel 2026, però, riparte con un nuovo team e rilancia A-Style. Quindi, l'abbiamo raggiunto a Milano per scoprire la storia del marchio più controverso nella storia d'Italia: (00:00) Chi è Marco Bruns (01:00) La nascita del logo A-Style (02:55) Ricopre Milano di adesivi ma viene beccato dalla Polizia (04:44) Stampa le prime t-shirt: A-Style diventa un marchio (06:50) Appende un cartellone sconcio in centro a Milano (09:26) Guadagna il primo milione sabotando un evento (12:51) Il Tour de France lo porta sulla copertina dei giornali (14:24) Arriva a €25 milioni ma iniziano le cause legali (16:13) Valentino Rossi e la Moto GP (18:17) Sponsorizzare Leo Messi (19:50) Come A-Style diventa una macchina da soldi (20:59) Tocca i €30 milioni di fatturato (23:04) Scopre la mega-truffa del suo fornitore (25:45) Il fallimento e le cause in tribunale (28:38) Il futuro di A-style (29:57) Consigli

48 Ore nell’Hotel 5 Stelle più Lussuoso della Sardegna: Cosa c'è dietro un Hotel per MILIARDARI 09 Sep 2026

Siamo stati 48 ore in un hotel 5 stelle lusso in Sardegna per capire perché i milionari spendono €10’000 a notte per dormirci (e scoprire le loro richieste più assurde) Prova 8Sleep con uno sconto ESCLUSIVO di €350: http://eightsleep.com/chapeau. Siamo molto gasati di collaborare con loro e abbiamo anche intervistato il loro CTO: https://youtu.be/5ZSXUpTDCaA?si=38Y3v3pf0cYZihwt Siamo arrivati in mattinata al 7 Pines Sardinia, la sede italiana della catena di alberghi 5 stelle lusso. Dopo il check-in abbiamo lasciato le valigie in camera, che era più grande di casa mia, e ci siamo goduti la vista dal terrazzo sul tetto (giudicatela dal video). Abbiamo seguito Vito Spalluto, il Managing Director, nella riunione mattutina con tutto il suo team dove discutono dei risultati finanziari e degli ospiti in arrivo. Finito il meeting, siamo saltati sul golf cart e Pasquale Iealpi, il Marketing Manager di 7 Pines, ci ha portato in giro per tutto il resort a vedere come si rilassano i milionari d’estate. Siamo passati per l’oasi, i campi da tennis, le calette private e il beach club, dove Pippo ha avuto l’onore di suonare il gong. Per rilassarci dopo questa grandissima fatica, siamo anche andati a farci un massaggio da migliaia di euro nella SPA. Finito il giro del resort abbiamo provato ad accogliere un cliente alla reception, ma non siamo sicuri di aver rispettato gli standard del 7 Pines … fateci sapere se ci avreste licenziato Dopo ci siamo imbucati nella cucina del Capogiro, il ristorante stellato del 7 Pines. Abbiamo preso parte alle riunioni dello chef stellato Pasquale D’Ambrosio, prima con i camerieri e poi in cucina con la brigata, per vedere come ci si prepara per una cena in un ristorante di questo livello. Per finire, abbiamo intervistato Vito che ci ha raccontato come si diventa General Manager di un hotel di lusso, com’è gestirlo da dietro le quinte e quanto costa tenere aperto, le richieste più assurde degli ospiti miliardari e i piani futuri di 7 Pines. Cosa ne pensate dell’hotel? Paghereste €10’000 per dormirci una notte? (00:00) Dentro 7 Pines: Il 5 Stelle Lusso da €10k a Notte (01:01) Imbucati nella Riunione dello Staff (02:24) Il Beach Club e la SPA di un 5 Stelle Lusso04:56 Potremmo lavorare al 7 Pines? (finito male) (06:45) Nella Cucina del Ristorante Stellato: come si prepara una cena da milionari (09:08) Incontriamo lo Chef Stellato del Capogiro (10:59) Dalla Bocciatura all’Esame alla Carriera negli Hotel di Lusso (13:13) La Chiamata che gli Cambia la Vita14:18 Investe €80 Milioni per Lanciare 7 Pines (16:12) Porta 7 Pines da €0 a €15 Milioni in 4 anni (17:37) Le Richieste più Assurde e i Costi Nascosti del Lusso in Sardegna (20:45) Momenti più Difficili, Giornata Tipo e Consigli

Lo YouTuber da 4 MILIONI di Iscritti Diventato Imprenditore MILIONARIO💡 Alessandro Tenace dei TheShow 28 Jul 2026

Nel 2013 due amici caricano video su YouTube dove rubano la spesa e scoreggiano in biblioteca. Grazie a questi scherzi, oggi fatturano €1.3 milioni e hanno 4+ milioni di followers Alessandro Tenace è figlio di un impiegato e una casalinga. È un bambino timido finché a scuola incontra Alessio Stigliano. Studiano insieme e già da piccoli condividono la passione per la recitazione, facendo uno show davanti ai compagni. L’amicizia si rafforza e nei weekend iniziano a girare degli sketch comici con delle telecamere nascoste. Alessandro inizia così ad affrontare la sua timidezza. Dopo il liceo, Ale si iscrive al Politecnico di Milano mentre lavora come venditore di stampanti in un centro commerciale per pagarsi gli studi. Alla fine della sua prima relazione, Alessandro scopre su YouTube i canali di schezi americani, come Vitaly e Whatever. Ispirato anche dal successo degli scherzi telefonici di Frank Matano, nell'ottobre 2013 Ale fonda con Alessio il canale "The Show”. Pubblicano una volta a settimana video di scherzi ed esperimenti sociali. I primi contenuti ottengono migliaia di visualizzazioni e a dicembre 2013 il canale raggiunge i 10.000 iscritti. Nel 2014 arrivano i primi accordi commerciali e i due Ale capiscono che quel passatempo sarà il loro lavoro. Firmano con un’agenzia e producono candid per Rai e Mediaset. Uno scandalo sul web però li distrugge: durante un video dove spaventano passanti, vengono additati come una gang e il chaos mediatico fa saltare i contratti, anche con le Iene. I TheShow però non si abbattono e i loro video ricevono milioni di visualizzazioni. Così nel 2015 TheShow raggiunge 1 milione di iscritti, con un fatturato di circa €70.000 euro e quasi 30 milioni di visualizzazioni mensili nel 2015-2016. L’anno dopo i due Ale vincono anche Pechino Express. Nel 2019 fondano ufficialmente la società e il fatturato supera i €120’000. Dopo uno scambio quote e un contenzioso con l’agenzia, i TheShow tornano riprendono il 100% del canale. La svolta arriva nel 2021: lanciano TheShow+, una sezione con contenuti dedicati agli abbonati. Nel 2022 il fatturato passa i €531’000. Tra il 2020 e 2023 altri scandali colpiscono i TheShow: la prima mentre Ale lancia dei petardi fuori da una pizzeria, la seconda nel 2023 mentre chiede il biglietti ai passeggeri di Trenord. Ale viene aggredito e riceve delle querele a cui però decide di non rispondere. Questi momenti non hanno fermato i TheShow che oggi, trainati dai 20’000 abbonati di TheShow+, fatturano più di €1.3 milioni grazie ai loro scherzi. Sono da poco presenti anche su Amazon Prime Video, dove potete trovare anche i video di Chapeau!+ Ale ci ha raggiunto per raccontarci l’inizio, le denunce e il futuro dei TheShow: (00:00) Chi sono i TheShow (01:00) Il primo incontro di Alessandro e Alessio (02:17) Apre TheShow su YouTube mentre lavora come commesso (05:15) Come è venuta l’idea di aprire il canale (07:25) Il primo video su YouTube (periodo 0-1) (09:14) Trova un’agenzia e chiude il primo contratto (13:01) Rai e Mediaset li portano in TV (14:20) Lo scandalo delle Maschere Bianche e i problemi con Le Iene (15:37) I momenti migliori a Pechino Express (17:08) Arrivano a 1 milione di iscritti ma inizia lo scontro con l’agenzia (20:13) Querele e Denunce: i problemi legali di TheShow (23:33) Sopravvivere durante il Covid senza poter girare (26:07) Lanciano TheShow+ e arrivano a €600’000 (periodo 1-100) (28:53) I numeri di TheShow oggi (30:37) L’offerta difficile da rifiutare di una piattaforma di streaming (32:49) Consigli

⁠⁠La Più Grande Azienda al Mondo di Amarene è ITALIANA e Fa €145 MILIONI 🍒 La Storia di Fabbri 22 Jul 2026

Prova TOT con il codice chapeaux3 e semplifica la fatturazione elettronica GRATIS: https://go.tot.money/4vkBs6w Nel 1914 un artigiano emiliano inizia a vendere ai bar le amarene preparate dalla moglie, 100 anni dopo la sua azienda è alla quinta generazione e fattura €145 milioni. Agli inizi del ‘900, Gennaro Fabbri acquista una drogheria a Portomaggiore (Ferrara) con un piccolo prestito di 3.000 lire dal fratello, dopo anni passati come agricoltore e impagliatore. Mescola liquori nel retrobottega della "Premiata Distilleria Fabbri" e inizia la vendita delle sue prime etichette, come il Primo Maggio e l’Amaro Carducci. Gli affari vanno bene e nel 1914 acquista un terreno a Bologna per aumentare la produzione. Lo stesso anno inizia a vendere nei bar damigiane di amarene conservate nello zucchero, ricetta della moglie Rachele, usate per le granite. Queste vanno a ruba e Gennaro punta sul suo marchio: realizza il celebre vaso in ceramica di Faenza e crea sciroppi (inizialmente per bibite gasate) e altri liquori. Durante la Seconda Guerra Mondiale lo stabilimento viene requisito e iniziano anni difficili per i Fabbri. Negli anni ‘50 entrano in azienda Aldo e Romeo, i figli di Gennaro, che vendono amarene in tutta Italia girando con automobili di lusso per convincere i commercianti. Romeo ha un’intuizione geniale: lancia i “cremolati”, dei semilavorati per gelato che ne rendono molto facile la preparazione. Tantissimi bar in tutta italia quindi creano la propria gelateria e Romeo gira la Penisola con un laboratorio itinerante per insegnarne la ricetta. Negli anni '60-'70 l'azienda lancia altre paste per gelateria, frutta e il whisky Black Jack importato dalla Scozia. Arrivano però grandi marchi internazionali con investimenti nel marketing molto più elevati, che portano Fabbri ad abbandonare gradualmente il mondo dei liquori. Una forte spinta agli affari è data dalla pubblicità televisiva, radiofonica e dal 1957 dal Carosello con il Pirata Salamone. L’espansione estera, partita nel dopoguerra in Australia, Germania e Francia, si rafforza dagli anni 2000 quando Nicola entra in Fabbri. Oltre a una crescita sostenuta in Europa, c'è anche una spinta nei paesi asiatici come Cina e Singapore e in America. Inoltre, Fabbri crea uno stabilimento in Argentina dopo il default per servire le Americhe. Oltre le guerre mondiali e l’arrivo delle multinazionali, Fabbri sopravvive agli anni difficili del Covid dove vede dimezzarsi il suo fatturato. Oggi Fabbri è presente in più di 100 paesi con 10 sedi dirette, ha superato i €145 milioni di fatturato e offre più di 1200 prodotti. è leader di mercato negli sciroppi e, soprattutto, nelle amarene (>70%). Grazie ai patti familiari stipulati nel 2019, si avvicina oggi all’azienda la quinta generazione della famiglia. Abbiamo raggiunto Nicola a Bologna per scoprire tutta la storia delle amarene più famose al mondo: (00:00) Fabbri: le amarene più famose al mondo (01:00) Gennaro investe 3000 lire per aprire una drogheria (02:26) Inventa l’amarena Fabbri e l’iconico vaso in ceramica (periodo 0-1) (04:36) La causa con Coca-Cola e le difficoltà della guerra (06:27) I figli di Gennaro portano Fabbri in tutta Italia con due “supercar” (07:27) Fabbri arriva a €50 milioni grazie al gelato (periodo 1-100) (09:32) Il Carosello e le pubblicità con più successo (12:23) La minaccia delle multinazionali straniere in Italia (13:33) L’esodo degli Italiani porta Fabbri nel mondo (14:34) La conquista della Cina e l’acquisto mancato (17:03) Sopravvive al default dell’Argentina e sbarca in America (... e da McDonald’s) (19:07) Perde metà del fatturato in un giorno (20:08) Offerte di acquisizione e fatturato oggi (21:39) Crescere in Fabbri e giornata tipo da CEO (23:37) I patti di famiglia per la successione (24:56) Consigli

La Famiglia Italiana che Fa €150 MILIONI con Schiuma da Barba e Dentifricio 💈La Storia di Proraso 14 Jul 2026

Risparmia tempo in riunione e lascia Plaud prendere appunti al posto tuo. Clicca qui 👇🏼⁠ Note Pro Plaud: https://bit.ly/3RvsENg Note Pro Amazon: https://bit.ly/44sdawA Inserisci il codice MARCHIO10 per il 10% di sconto! Nel 1948 un giovane fiorentino porta la schiuma da barba in Italia. 80 anni dopo il suo laboratorio fattura €150 milioni e controlla alcuni dei brand preferiti dagli Italiani, come Marvis e Proraso.Ludovico Martelli nasce alla fine dell’800 a Firenze. Nel 1908, apre la sua attività di rivendita profumi, come la colonia Jean Marie Farina importata dalla Germania. Il figlio Piero eredita l’azienda e inizia a creare marchi propri con un piccolo laboratorio di formule. Nel 1948 lancia il brand Proraso per commercializzare una crema pre/dopobarba, rivoluzionaria per l'epoca, venduta principalmente ai barbieri. Negli anni '60 l'azienda fattura circa 2 miliardi di lire.Nel 1968-69 entra Ludovico (figlio di Piero), che dà un forte impulso al brand grazie al lancio della schiuma da barba rapida, arrivata dagli USA. Il fatturato cresce del 10-20% annuo fino a raggiungere 8-9 miliardi nel 1993.Negli anni '90 entra in azienda Giovanni Galeotti, oggi CEO. Nato a Catania, laureato in Economia e Commercio a Bologna. Prima di Martelli lavora nel marketing, arrivando a essere direttore marketing di Schwarzkopf a Firenze, dove conosce il dottor Martelli (che produceva per Schwarzkopf) proponendogli di acquistare Proraso. Ludovico Martelli rifiuta, ma nasce un ottimo rapporto fra i due.Quando Schwarzkopf chiude gli uffici italiani, Galeotti propone a Martelli di prendere in distribuzione i marchi liberati (Testa Nera, Kaloderma, Batiste, Erba Viva). Ludovico accetta, compra questi brand e prende Giovanni in azienda.Proraso di proprietà e gli altri marchi in distribuzione: il fatturato nel 1994 passa da 4 a 14 milioni. L’anno successivo però arriva una profonda crisi: il marco tedesco raddoppia (da 350 a 700 lire) e causa un aumento folle nei cosi, dato che molti prodotti erano importati dalla Germania. Tutta l’azienda vive 6 mesi di cassa ma, l’anno dopo,il business torna in utile.Sempre nel 1996 Schwarzkopf riprende Testa Nera e mette in vendita Kaloderma, Battiste ed Erba Viva. Nello stesso periodo, Martelli acquisisce Marvis, storico brand di dentifricio ormai sparito (fatturato ~500.000 euro, venduto nei discount) per €4-5 milioni e Schultz (shampoo alla camomilla). Giovanni punta su Marvis, torna al packaging e alle formule originarie, e il brand esplode. Sono celebri le pubblicità del Barbiere a Domicilio degli anni ‘90 e la diffusione in Asia grazie a un’attrice Koreana. Nel 2010 il fatturato di gruppo è €38 milioni e nel 2012 Giovanni diventa CEO del Gruppo.Nel 2019, quando il fatturato è di circa 58 milioni, entra al 28% del capitale il fondo cinese Nuo Capital (guidato da Italiani) per sostenere l'espansione internazionale, lasciando ancora la maggioranza alla famiglia Martelli/Galeotti.Nel 2025 la Ludovico Martelli fattura €137 milioni, con un budget 2026 di €151 milioni. Marvis pesa circa il 60% del fatturato, Proraso il 20%. È presente in circa 70 paesi: Italia (45%), Cina e USA sono i principali. Proraso ha il 28% di quota di mercato in Italia nel segmento rasatura.Giovanni ci ha raggiunto a Milano per raccontarci tutta la storia di Marvis e Proraso: (00:00) Proraso: la prima schiuma da barba italiana (01:09) 1948: Piero Martelli porta la schiuma da barba in Italia (periodo 0-1) (02:27) La storia di Giovanni Galeotti, CEO di Proraso (04:55) Compra Testanera e Schultz (06:56) La crisi di Proraso (08:00) Compra il dentifricio Marvis e lo porta da 0 a €70 milioni (10:00) Porta Proraso da €6 a €30 milioni grazie agli hipster (periodo 1-100) (13:53) Il fondo straniero e i numeri di Proraso e Marvis oggi (16:26) Come battere colossi da miliardi di € (18:17) Giornata tipo (19:51) Errori e Consigli

Dallo SFRATTO alla Catena di Palestre Più Grande d’Italia 💪🏼 Eduardo Montefusco, CEO di FitActive 07 Jul 2026

Prova 8Sleep con uno sconto ESCLUSIVO di €350: http://eightsleep.com/chapeau. Siamo molto gasati di collaborare con loro e abbiamo anche intervistato il loro CTO Nel 2007, un programmatore napoletano eredita una palestra sotto sfratto e €400 mila di debiti. 20 anni dopo ha la catena di palestre più grande in Italia. Eduardo nasce a Napoli nel 1982. Cresce a Milano dove da piccolo scopre l’informatica grazie al pc del padre e se ne innamora subito. Impara a programmare da autodidatta e a 18 anni inizia a lavorare in p.IVA per per una società di intermediazione bancaria, oggi Nexi. Si iscrive a Informatica in Bicocca ma abbandona presto l'università, dando priorità al lavoro da sviluppatore software per piccole attività locali. Un giorno, all’iscrizione in palestra, il titolare gli chiede un software gestionale. Nasce così una collaborazione che diventa una proposta di entrare in società. Eddy accetta e investe €30 mila. Di giorno lavora come sviluppatore mentre la sera come venditore porta a porta di prevendite per la palestra Evolution a Seveso, in apertura nel 2007. I primi anni sono durissimi: taglio della corrente per bollette non pagate e sfratto esecutivo. Nel gennaio 2009, a 26 anni, diventa amministratore della palestra ereditando €417 mila di debiti. Per rilanciare l’attività, introduce nuove dinamiche commerciali (recall clienti per rinnovi e assenze) che portano la crescita al +30% nel 2009, con un fatturato di €700 mila, e a ripagare i debiti nel 2010. Nel 2014 arriva a gestire 3 palestre e, l’anno successivo, apre 4 palestre insieme lanciando ufficialmente il brand FitActive. Nel 2016 però vive una crisi profonda con alcuni soci, risolta acquistando le loro quote. Diventa così unico proprietario e lancia il modello franchise/partnership per finanziare la crescita. Eddy inoltre introduce in Italia il modello fitness low-cost 24h, assente fino a quel momento, ispirandosi alle palestre in Germania. Grazie a questo format, le aperture crescono in modo esponenziale: da poche sedi fino a 20-27 aperture all’anno nell’ultimo periodo. Anche durante il Covid continuano le aperture di nuove palestre e, nonostante la crisi vissuta dal settore, chiude definitivamente solo una sede. Eddy raddoppia comprando anche una catena di palestre in Spagna (KeasyFit) e aprendo fuori dall’Italia. Oggi FitActive conta quasi 200 palestre in 7 paesi (Italia, Svizzera, Romania, Albania, Macedonia del Nord, Brasile, Spagna), con più di 450 mila iscritti. Il fatturato è di circa 150 milioni di euro con un EBITDA del 20%, tra i più alti del settore. Eddy ci ha raggiunto a Milano per raccontarci tutta la sua storia (00:00) Chi è Eduardo Montefusco (01:00) A 18 anni inizia a lavorare come programmatore indipendente (02:04) Le prime esperienze da venditore porta a porta (03:09) Diventa socio di una palestra per €30 mila (04:59) Vende 300 abbonamenti per una palestra che ancora non esiste (06:38) I primi grossi problemi della palestra (bollette non pagate) (08:34) Rilancia l’attività per ripagare €417 mila di debiti (10:31) Falliscono tutte le nuove attività (ristorante, fisioterapia, …) (12:11) Come apre 6 nuove palestre in 2 anni (13:25) Liquida i soci per risolvere i problemi legali (15:45) Fonda FitActive e apre la prima palestra in Franchise (18:21) Apre 50+ palestre in tutta Italia (periodo 1-100) (20:16) Il periodo più difficile: fatturato a €0 e sfratto (23:00) Uscire dall’Italia e i problemi dell’estero (24:44) Offerte di acquisizione e numeri di FitActive oggi (27:47) Le tecniche di vendita delle Low Cost (28:58) Consigli

Ha Salvato Gucci e l’Ha Portata a €10 MILIARDI di Fatturato 👜 Marco Bizzarri 30 Jun 2026

Il figlio di 2 operai ha portato Gucci da €3 a €10 miliardi di fatturato e l’ha fatto diventare il marchio italiano più famoso al mondo Risparmia ore di lavoro e automatizza i processi della tua azienda con Keplero: https://0eernno1ar0.typeform.com/to/nsl6AXti Marco Bizzarri nasce a Reggio Emilia nel 1962. Studia ragioneria ed economia a Modena e nel 1983 inizia a lavorare in Arthur Andersen, all’epoca una delle 7 società di consulenza più grandi al mondo. Nel 1993 riceve un’offerta dal CEO di Mandarina Duck, suo cliente del tempo. Decide così di lasciare Andersen ed entrare in Mandarina, che all’epoca fattura circa 50 miliardi di lire. Qui fa la prima esperienza internazionale e segue acquisizioni all’estero. Ha una parentesi in Lamarthe, acquisita da Mandarina, che porta da €2 a 15 milioni di fatturato in 3 anni, lanciando nuovi modelli con campagne marketing geniali. Nel 2000 diventa CEO di Mandarina fino al 2004, quando si licenzia in cerca di una nuova esperienza. Non trova però opportunità e finisce per lavorare per alcuni anni come importatore di orologi in Australia e Direttore di Girbaud a Parigi. Nel 2005 arriva l’occasione che gli cambia la vita. Entra in Stella McCartney, brand nato nel 2001 in Gucci Group, che fatturava circa £10 milioni ma perdeva altrettanto. Gestire Stella è complicato ma lavorando su posizionamento e collaborazioni, come quella con H&M, in 3 anni porta il brand a €60 milioni. Nel 2008 lascia Stella McCartney e diventa CEO di Bottega Veneta, che allora fatturava circa €400 milioni. Dopo pochi mesi però arriva la crisi e il fatturato cala del 10%. Marco reagisce attivando i clienti dormienti e spingendo servizi di riparazione, colori e la Cina. Così nel 2012, quando Bottega fattura più di €1 miliardo, è chiamato da François-Henri Pinault a coprire un nuovo ruolo: controllare tutti i brand di Kering tranne Gucci. Dato il successo di questo riposizionamento di Gruppo, gli è affidato un altro compito: CEO di Gucci. Gucci al tempo era in stallo e Marco prende una decisione radicale. Sceglie Alessandro Michele come direttore creativo, un nome interno e quasi sconosciuto, che punta su uno stile radicalmente diverso dal passato. Dopo le critiche iniziali, lo stile di Michele conquista il mondo e Gucci passa da €3 a 10 miliardi di fatturato in pochi anni. Nel 2024, all’inizio della crisi del lusso, Marco lascia una Gucci in crisi che vedrà quasi dimezzarsi il fatturato in 2 anni. In seguito, entra nei board di alcune aziende incredibili come Armani, Illy e Golden Goose. (00:00) Chi è Marco Bizzarri (01:05) Infanzia e studi (02:39) Inizia la carriera in consulenza e (04:30) Entra in Mandarina Duck e salva un’azienda che perde €7 milioni (06:40) Viene licenziato e si trasferisce in Australia (08:44) Entra in Kering come CEO di Stella McCartney (10:23) Porta Stella da €10 a 60 milioni in 3 anni (12:36) Salva Bottega Veneta dalla crisi e la porta a da €400 milioni €1 miliardo (15:41) Diventa Direttore della Divisione Lusso di Kering (19:15) Diventa CEO di Gucci e nomina Alessandro Michele Direttore Creativo (21:54) Il primo anno da CEO: butta le vecchie collezioni pronte e rivoluziona lo stile (25:03) Porta Gucci da €3 €10.7 miliardi in 5 anni (27:22) Gucci diventa il marchio italiano più famoso al mondo (28:38) La peggiore crisi nella storia di Gucci (30:45) Marco lascia Gucci ed entra in Armani e Golden Goose (32:37) I personaggi più incredibili che ha conosciuto (33:17) La crisi del lusso (35:23) Il momento più difficile (37:31) Consigli

La più Grande Azienda al Mondo di Apparecchi per l’Udito è Italiana e Fa €2.4 MILIARDI 🦻Enrico Vita, Amplifon 23 Jun 2026

Scopri il conto aziendale TOT: https://go.tot.money/49U8XF5 ⁠Col codice CHAPEAUX3 hai 3 mesi GRATIS su tutti i piani mensili. Algernon Holland nasce nel 1919 in Inghilterra. Nel 1944 viene paracadutato in Italia come operatore radio delle forze speciali alleate. Finito il conflitto ha un’intuizione: diverse persone avranno problemi all’udito per colpa delle esplosioni. Rimane quindi a Milano dove fonda ELIT, un’azienda che distribuisce apparecchi acustici. Nel 1950 fonda quindi Amplifon. L'obiettivo è distribuire apparecchi acustici direttamente al paziente finale. Negli anni ‘70-’80 l’azienda cresce molto velocemente grazie a pubblicità e aperture in ogni regione d’Italia, diventando così il leader di mercato. Nei primi anni '90 inizia l’espansione in Europa con l'ingresso in Spagna, Portogallo, Svizzera e Austria. La prima grande acquisizione avviene invece nel 1999 negli USA: Amplifon compra Miracle-Ear, una rete in franchising, per circa €15 milioni. Nel 2001 Amplifon si quota in Borsa con una capitalizzazione intorno ai €400 milioni e un fatturato di circa €200. Nel 2010, con l'acquisizione di National Hearing Care, diventa leader in Australia e Nuova Zelanda ed entra in India, raggiungendo un fatturato di circa €700 milioni. Nel 2014 entra in azienda un nuovo manager: Enrico Vita. Enrico diventa responsabile prima della regione EMEA e, solo un anno dopo, viene nominato CEO. Avvia da subito una profonda trasformazione organizzativa. In dieci anni investe circa €2 miliardi in acquisizioni e oltre €1 miliardo in capex. Nel 2018 acquisisce GAES, leader del mercato dei dispositivi auditivi in Spagna con oltre il 40% di quota di mercato, per oltre €500 milioni, la più grande operazione della storia di Amplifon fino a quel momento. Nel 2020, durante il Covid, compra anche i negozi dell’imprenditore Pat Kerry nella Sunbelt americana (Texas, California e Florida), prima presenza diretta negli USA e base dell'attuale network di circa 1.500 punti vendita. Nel 2021 acquisisce Bay Audio in Australia, una catena di circa 100 cliniche all'interno principalmente di centri commerciali per €350 milioni. La più grande acquisizione nella storia di Amplifon però, ancora in attesa di approvazione antitrust, è quella di GN Hearing per €2,3 miliardi. GN fattura circa €1 miliardo e progetta chip custom per apparecchi acustici. Questo permetterebbe ad Amplifon di integrare verticalmente la filiera, dal design dei chip alla distribuzione, e portare il gruppo a oltre €3 miliardi di fatturato. Nel 2025 Amplifon fattura €2,4 miliardi, conta circa 10.000 punti vendita, 20.000 dipendenti e opera in 25 paesi con una quota di mercato globale del 13%, superiore al 30% in Italia e Nuova Zelanda. Nei 10 anni alla guida, enrico ha triplicato il valore dell’azienda e il fatturato. Quindi, lo abbiamo raggiunto a Milano per scoprire come ha fatto: (00:00 Amplifon: la più grande azienda di apparecchi acustici al mondo (01:00) Un paracadutista inglese vuole aiutare gli italiani vittime delle bombe (02:17) Parte da un sottoscala e gira l’italia in bus per visitare i pazienti (03:29) Porta Amplifon a €200 milioni e inizia l’espansione all’estero (04:33) Enrico diventa CEO e investe €3 miliardi per rinnovare l’azienda (06:14) Compra il più grande concorrente in Spagna per €500 milioni (06:57) Apre 500 negozi e conquista la Cina (08:15) Compra Audio Bay per €350 milioni per controllare i centri commerciali (10:15) Investe €2.3 miliardi per diventare produttore degli apparecchi (11:35) Amplifon oggi: fatturato e quote di mercato (13:13) Come si diventa CEO di Amplifon (14:25) A 30 anni gestisce un budget da €2 miliardi (16:04) Errori e momenti più difficili (17:31) Giornata tipo (18:18) Consigli

Moratti: la Famiglia da €2 MILIARDI che controlla MILANO 🛢️ Angelo Moratti 16 Jun 2026

📍PARTITA IVA con Fiscozen: consulenza GRATIS e 50€ di sconto ➡️: https://fiscozen.it/invitoCHAPEAU50B Angelo Moratti nasce nel 1909 a Somma Lombardo. A 14 anni inizia a lavorare come venditore di lubrificanti e nel 1946, compra una raffineria in Texas grazie all’aiuto del senatore americano Richard Falk. Così, nel 1948 in Sicilia apre Rasiom, la sua prima raffineria, che pochi anni dopo vende ad Exxon. Nel 55, la famiglia Moratti compra l’Inter, con cui vince 3 Campionati Italiani, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali. Nel 68 la vende, ma solo 4 anni dopo compra anche il Corriere della Sera, insieme agli Agnelli. Dopo la morte di Angelo nel 72, Saras passa nelle mani dei figli Massimo e Gian Marco, che sviluppano la raffineria e ricomprano l'Inter. Intanto, nel 1963 a Milano nasce Angelo Moratti Jr. A 11 anni viene rapito fuori da scuola e poi viene mandato in collegio per la sua sicurezza. Angelo sogna di studiare negli USA. Nel 1981 però, dopo la morte del nonno, decide di entrare in Saras. Nel 1996, lancia la sua startup E-Planet, una società di telecomunicazioni. Nel 2000 Angelo la quota in Borsa Italiana ad una valutazione di €800 milioni. Lo stesso anno, però, scoppia la bolla di internet, Goldman Sachs gli blocca un finanziamento da €350 milioni e l’azienda rischia di fallire. Angelo però riesce a venderla per circa €30 milioni. Negli stessi anni apre Sarlux, una centrale elettrica, insieme al padre Gian Marco. Il progetto da €1,9 miliardi è sviluppato con Enron. Nel 2001 scoppia lo scandalo di Enron, che va in bancarotta, e i Moratti riescono a ricomprare le quote di Enron guadagnando centinaia di milioni. Nel 2001, Angelo conosce Warren Buffett, decima persona più ricca al mondo e il più grande investitore nella storia, di cui diventa il braccio destro in Europa. 5 anni dopo, Angelo quota Saras in Borsa Italiana a una valutazione di €6 miliardi e nel 2007 lancia Angel Capital Management, il suo primo fondo d’investimento. Nel 2017 Angelo raccoglie €130 milioni e lancia due fondi: Milano Investment Partners, con cui investe in startup italiane come Miscusi, Poke House e Velasca, e Cliffs, con cui investe in startup americane. Nel 2024 la famiglia Moratti cede il rimanente 40% di Saras a Vitol per €2 miliardi. Abbiamo incontrato Angelo a Milano per scoprire tutta la storia della famiglia Moratti: (00:00) Chi è Angelo Moratti (01:19) Le origini dei Moratti: il venditore di lubrificanti che compra una raffineria in Texas (02:55) Fonda Saras, la raffineria più grande del Mediterraneo (03:40) Compra l’Inter (04:55) Angelo viene rapito a 11 anni (07:27) Massimo Moratti ricompra l’Inter (09:02) Crescere nella famiglia Moratti: l’esilio e la solitudine (11:03) Infanzia e l’avventura negli USA col miliardario Michael Dell (12:53) Fonda E-Planet e la quota per €800 milioni (13:58) Fallisce e rischia di perdere tutto (15:51) Il contratto da €1.9 miliardi con Enron (17:37) Guadagnare centinaia di milioni dal fallimento di Enron (20:38) L’amicizia con Warren Buffett (22:19) Gli insegnamenti di Warren Buffett, il più grande investitore di sempre (24:06) Vincere il Triplete con l’Inter nel 2010 (26:22) Lancia il suo fondo d’investimento e fa €140 milioni con…il ketchup (27:52) Il truffatore della Silicon Valley e il peggior investimento (30:31) L’amicizia col fondatore di Starbucks e l’apertura a Milano (32:13) L’amicizia con Arnold Schwarzenegger e la campagna elettorale di Schultz (34:48) Apre due fondi da €130 milioni per investire in startup italiane (36:10) Cos’hanno in comune Bill Gates, Sam Altman e Elon Musk (36:57) Incontra Trump e compra 800 appartamenti a New York per €30 milioni (38:57) Errori e mettersi contro Steve Jobs (40:32) Giornata tipo e consigli

Il Toscano che ha Creato l’Azienda di Schiacciate Più Grande al MONDO 🥪 Tommy Mazzanti Antico Vinaio 09 Jun 2026

Prova Keplero con uno sconto esclusivo del 10% http://keplero.ai/?utm_source=Chapeau&utm_medium=referral&utm_campaign=AV per automatizzare il servizio clienti della tua azienda. Noi lo usiamo e risparmiamo ORE DI LAVORO ogni settimana. Tommaso Mazzanti nasce a Firenze nel 1988. Il padre fa il pellettiere, la madre la pasticcera. Nell’88 i Mazzanti lasciano il lavoro e aprono una piccola gastronomia in Via de’ Neri. Tommaso inizia a lavorare a 14 anni: prima fa le colazioni in hotel, poi prepara il cibo in gastronomia, fa il cameriere e pulisce i pavimenti. Nel 1997 il padre rileva l’Antico Vinaio, una vineria di 18mq davanti alla gastronomia di famiglia. Nel 2007 il padre lo sposta dalla gastronomia all’Antico Vinaio. Tommy lavora al bancone, impara a parlare coi clienti e capisce che quella piccola attività può diventare qualcosa di molto più grande. La svolta arriva nel 2009: il negozio passa da poche decine di clienti al giorno a 500 grazie al passaparola degli amici di Tommaso e dei fiorentini e alle sue schiacciate farcite—tipo la “Favolosa”, con sbriciolona. Lo stesso anno arriva la prima recensione su TripAdvisor e Tommy capisce subito il potenziale di internet. Risponde a tutte le recensioni e usa Facebook per portare più persone possibili su TripAdvisor. Nel 2012 i Mazzanti chiudono la vecchia gastronomia e la trasformano nel secondo Antico Vinaio. Le recensioni esplodono e nel 2014 All’Antico Vinaio diventa il locale più recensito al mondo su TripAdvisor—superando pure le recensioni del Colosseo e degli Uffizi. A Natale 2014 i genitori regalano a Tommaso le prime quote dell’azienda, il 25%. Nel 2019 fa la prima esperienza all’estero con un pop up negli Stati Uniti. Poi firma un finanziamento da €300.000 con Banca Intesa e nel 2020 apre il primo negozio fuori Firenze, a Milano. Dopo tre mesi arriva il Covid e il negozio chiude. Nonostante questo, Milano fa circa €1,5 milioni nel 2020 e circa €3,8 milioni nel 2021. Poi Tommaso accelera. Apre Roma durante il Covid, chiedendo altri €600.000 alle banche. All’inizio va male, poi esplode sfiorando i €7 milioni di fatturato. Nel 2021 Tommaso ricompra tutti i negozi di famiglia e l’anno successivo inaugura una collaborazione con Antonio Percassi, imprenditore miliardario ed ex calciatore, con cui apre 4 punti vendita in 2 anni. Dopo la chiusura della joint venture nel 2024, Tommaso mette il turbo e apre altri 20 negozi in 1 anno e mezzo: oltre a nuovi punti vendita in Italia, ne arrivano altri in Stati Uniti, Londra, Parigi e Dubai. Nel 2026 all’Antico Vinaio è una delle catene di cibo più grandi d’Italia, con 60 negozi, €90 milioni di fatturato—e, soprattutto, è la più grande azienda di schiacciate al mondo. Quindi, abbiamo raggiunto Tommy negli uffici dell’Antico Vinaio a Milano per scoprire tutta la sua storia: (00:00) Chi è Tommaso Mazzanti (01:00) A 16 anni serve ai tavoli e lava i pavimenti (03:01) Aprono l’Antico Vinaio e vende le prime schiacciate (Da 0 a 1) (05:46) Le prime recensioni su Trip Advisor e il boom (07:07) Diventa il locale più recensito al MONDO e “BADA COME LA FUMA” (08:40) Apre 3 locali nella stessa via (10:57) Riceve le prime quote dell’Antico Vinaio dai genitori (12:21) Apre a Milano e Roma facendo milioni di debiti (14:30) Apre nuovi locali in tutta Italia e comprare le quote dei genitori (15:58) La sfida più grande: sbarca a New York e Los Angeles (19:02) Amicizia e aperture con Joe Bastianich (20:56) Collabora per 2 anni col Gruppo Percassi (22:42) Apre 20 negozi in 1 anno ma perde €700,000 (errore più grande) (24:25) I numeri dell’Antico Vinaio oggi (25:27) Offerte di acquisizione (27:21) Paure e momenti più difficili (28:35) Le polemiche sulla vita personale (30:52) I personaggi più famosi che ha conosciuto (31:41) La donna che gli ha cambiato la vita (33:31) Giornata tipo (35:29) Consigli

L’OPERAIO che ha Creato un’Azienda da €200 MILIONI ☕️ Nando Ottavi, Nuova Simonelli 02 Jun 2026

Prova 8Sleep con uno sconto ESCLUSIVO di €350: http://eightsleep.com/chapeau Nel 1962 un 16enne fa l’operaio in una fabbrica nelle Marche. 60 anni dopo ha una delle aziende di macchine da caffè più grandi al mondo. Nel 1936 Orlando Simonelli crea una delle prime macchine italiane per il caffè espresso e dopo la Guerra apre una fabbrica a nelle Marche. Negli anni 50 lancia la Eureka, una macchina con pannelli in ottone che ha subito un grande successo. L’azienda però resta piccola e vende poche centinaia di macchine l’anno. In quegli anni cresce Nando Ottavi, marchigiano classe 1946. I genitori lavorano in campagna e aprono una piccola osteria, in cui Nando inizia a lavorare a 7 anni. Nando passa l’infanzia a Caldarola e si diploma al Professionale di Tolentino. Nel 1962, a 16 anni, entra in Simonelli come apprendista e poi operaio. Alla fine degli anni 60, Orlando Simonelli ha problemi di salute e nessun erede interessato all’azienda. Un gruppo di investitori si offre quindi di comprare la fabbrica, ma Nando teme che vogliano spostare l’azienda e che i suoi colleghi possano perdere il lavoro. Così propone un accordo: noi produciamo le macchine, voi le vendete. Gli investitori accettano e offrono il 100% dell'azienda. Nando e alcuni colleghi accettano. Non hanno soldi, ma rilevano Nuova Simonelli con 35 milioni di lire di debiti. Così, a 25 anni Nando diventa Amministratore Delegato. La sua idea è chiara: Nuova Simonelli non può restare nell’Italia centrale. Deve iniziare a vendere in tutta Italia e nel mondo. Nel 1974 arriva la prima vendita all’estero: 24 macchine in Canada. Poco dopo nasce la ISX, una macchina in acciaio inox che ottiene subito un grande successo. Negli anni 80 l’azienda cresce. Lancia Premier e Program, tra le prime macchine del settore a usare l’elettronica, e negli anni 90 supera l'equivalente di €10 milioni di fatturato. Nel 1992 Nando apre la prima filiale negli Stati Uniti. Compra un terreno da $300.000 e costruisce uno stabilimento da 2.000mq. Negli anni 90, capisce che non basta vendere macchine ai bar. Bisogna fornire un servizio: formare baristi, tecnici e insegnare la cultura dell’espresso, che all’epoca era totalmente assente in Asia e Stati Uniti. Nel 2001 compra Victoria Arduino, marchio storico nato nel 1905 che faceva macchine verticali dorate con il famoso stemma dell’aquilotto. Lo paga 800 milioni di lire e lo rilancia come marchio di fascia alta. Nel 2004 lancia l’Aurelia, macchina di alta qualità che viene scelta per i mondiali dei baristi e porta l’azienda a sfiorare quota 12.000 macchine l’anno, di cui 7.000 Aurelia. L’anno dopo arriva anche l’Appia, macchina di fascia media che fa schizzare le vendite dell’azienda portandola a produrre 40.000 macchine l’anno. Nel 2024, Nando compra anche 3TEMP, uno dei marchi di caffè filtrato più famosi al mondo, per €5 milioni. Oggi OMT, la holding del Gruppo Simonelli che comprende Nuova Simonelli, Victoria Arduino e 3TEMP, sfiora i €200 milioni di fatturato, esporta in 130 paesi e produce 40.000 macchine l’anno, una delle 5 aziende di macchine da caffè più grandi al mondo. (00:00) Chi è Nando Ottavi (00:57) Infanzia e studi: camminare 7km tutte le mattine per andare a scuola (02:21) Fa l’operaio in fabbrica (03:28) Compra la fabbrica dove lavora per salvare i colleghi (Da 0 a 1) (05:19) Vende le prime macchine all’estero (07:08) Entra negli Stati Uniti e porta l’azienda a €10 milioni (08:52) Compra Victoria Arduino (10:27) Da 10 a €20 milioni: vendere a McDonald's e campionato del mondo di caffè (11:54) I 2 modelli che portano l'azienda da 5.000 a 40.000 macchine l'anno (13:54) Dalla crisi a €80 milioni di fatturato (16:11) Dentro la fabbrica: come si producono le macchine da caffè (18:29) I numeri di Simonelli Group oggi e l’impatto delle guerre (20:29) Offerte di acquisizione (21:56) I momenti più difficili e la crisi (23:15) Giornata tipo (24:43) Come si fa il CAFFÈ PERFETTO (25:52) Consigli

La Storia di Giuseppe Zanotti 👠 Il RE delle Scarpe di Lusso da €170 MILIONI 26 May 2026

Non perdere più chiamate di lavoro con Yourang.AI: https://app.yourang.ai/authentication/signup?type=chapeau Nel 1970 un 14enne romagnolo viene bullizzato perché raccoglie fiori invece di giocare a calcio. 40 anni dopo ha uno dei marchi di scarpe più famosi al mondo e veste Michael Jackson e Justin Bieber. Giuseppe Zanotti nasce il 17 aprile 1957 a Cesena. La madre è sarta, il padre falegname. Negli anni 60, comprano una gelateria sulla riviera romagnola e Giuseppe ci lavora già alle medie. A 13 anni inizia a fare il DJ nelle radio locali. Negli stessi anni, Giuseppe inizia a disegnare. Prima prova con bicchieri e wc, poi le prime scarpe che porta ad una fiera di Bologna. Convince un commerciante ad esporle e arrivano i primi ordini. A 23 anni comincia a disegnare per Vicini, un calzaturificio di Rimini, e arrivano ordini da Olanda, Giappone e Hong Kong. Negli anni 80 lavora come consulente e collabora con alcuni marchi importanti, guadagnando fino a 300 milioni di lire. Nel 90 Giuseppe compra il calzaturificio Vicini e passa in un anno da 700 milioni a 7 miliardi di lire. Nel 1994 lancia il marchio Giuseppe Zanotti. Le sue scarpe sono diverse da tutte le altre: mentre tutti disegnano calzature classiche, le scarpe di Giuseppe sono sexy, con gioielli, metalli e Swarovski. Nel 2000 vince per la prima volta il premio come miglior designer al mondo e apre il primo negozio a Milano, poi una boutique a New York. Ma l’11 settembre 2001 tutto si blocca: il negozio resta chiuso un anno e mezzo e l’azienda perde il 70% del fatturato. Superata la crisi, Zanotti entra nelle più grandi catene di negozi di lusso al mondo, apre showroom a Milano e New York e collabora con Dior, Balmain, Cavalli, DSquared, Valentino e Fendi. Le sue scarpe conquistano Madonna, Rihanna, Beyoncé, Jennifer Lopez, Justin Bieber, Kim Kardashian, Lady Gaga, Jay-Z, Kanye West, Taylor Swift, Angelina Jolie, Michael Jackson…e qualsiasi altra celebrità ti venga in mente. Nel 2009 Zanotti fattura €80 milioni e ha 100 boutique in tutto il mondo. Allarga il marchio a gioielli, borse e sneaker di lusso, che lo avvicinano al mondo del rap e dell’hip hop: da Pharrell Williams a Kanye West, Nicki Minaj, Jay-Z e la Dark Polo Gang. Nel 2014, dopo una separazione e 25 anni di lavoro senza sosta, cede il 30% dell’azienda a L Catterton, il fondo del gruppo LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy). Nel 2017 Zanotti tocca i €170 milioni di fatturato, poi però i tacchi gioiello passano di moda e il Covid colpisce la vita notturna. Così nel 2025 il fatturato scende a €40 milioni. Lo stesso anno Giuseppe ricompra il 30% della sua azienda, risalendo al 100% della proprietà. Riduce i negozi da 100 a 30, razionalizza le collezioni e torna a puntare sulle scarpe di lusso da donna. (00:00) Chi è Giuseppe Zanotti (01:01) Infanzia da emarginato (02:48) Disegna le prime scarpe per la fidanzata (04:12) Vende il primo paio di scarpe (05:05) Crea il suo studio (periodo 0-1) (06:14) Diventa stilista per brand di lusso e fa spese folli (07:26) Compra il calzaturificio Vicini(08:28) Conquista i distributori stranieri (09:56) Vende ai VIP (Madonna) e porta Zanotti a €20 milioni (11:37) Sfila a New York e diventa Designer dell’anno (13:20) Arriva a €78 milioni e si lega a Rihanna e Beyoncé (14:43) Fa serata con Paris Hilton e Kim Kardashian (15:29) Investe milioni in nuovi negozi ma rischia di fallire (16:34) Raddoppia il con le nuove sneakers (18:36) Diventa il brand dei rapper (Kanye, Virgil Abloh e Pharrell Williams) (19:10) Collezione con JLo (22:05) Amicizia con Kanye West e collaborazione nelle sneakers (24:09) Ospita Kim Kardashian e Kanye West per mesi (25:34) La crisi: si separa e cede il 30% a L Catterton (26:50) Difficoltà di lavorare con un fondo (28:16) Cala da €170 a €40 milioni e ricompra il 100% di Zanotti (30:26) I numeri di Zanotti oggi (30:48) Momenti più difficili (32:54) Soddisfazione più grande (e spese più folli) (34:23) Amicizia con Michael Jackson (35:45) Consigli

L’Italiano che ha Inventato la BRUGOLA e fa €190 MILIONI con le VITI ⚙️ La Storia dei Brugola 19 May 2026

Clicca qui https://www.ticketrestaurant.it/chapeauproject per una promo esclusiva di Edenred a zero costi di gestione e ottieni tutti i vantaggi dei buoni pasto Ticket Restaurant ®️ Edenred Nel 1946 un operaio italiano di nome Brugola ha creato la vite più famosa al mondo. 80 anni dopo la sua famiglia ha un impero da €190 milioni. Egidio Brugola nasce nel 1901 a Lissone. 25 anni dopo apre Brugola OEB, un’azienda di anelli e rondelle. Nel 1945 deposita il brevetto della vite a esagono incassato. Questa prenderà poi il suo nome grazie alla chiave per stringerla, conosciuta proprio come chiave a brugola. Durante quegli anni rischia la vita in guerra. Nel 1959, all'apice della carriera, muore di infarto all'Isola d'Elba. La gestione di Brugola passa per qualche anno alla moglie Emmy, aiutata da un gruppo di manager. Nel 1964 Giannantonio, figlio di Egidio, entra in azienda e prende la guida a soli 21 anni. Giannantonio razionalizza la produzione e negli anni Ottanta Brugola diventa tra i più grandi produttori di viti in Europa. Giannantonio però capisce anche il potenziale dell’industria automobilistica. Così, studia il tedesco da autodidatta e ogni settimana viaggia in Germania alla ricerca di clienti. Nel 79 chiude un mega contratto con Volkswagen e poi con Ford, prima in Europa e poi negli Stati Uniti. Negli anni 90 Giannantonio introduce le selezionatrici automatiche e brevetta la Polydrive, un nuovo tipo di vite adottata anche da Audi e Jaguar. Il fatturato cresce così dai 30 miliardi di lire degli anni 90 ai €100 milioni nel 2008. Durante la crisi finanziaria globale però il fatturato crolla da €100 a €64 milioni in 2 anni. Le banche revocano il credito e Brugola entra nell'Articolo 67, strumento di ristrutturazione del debito. A Giannantonio succede il figlio Jody, che costruisce un piano di risanamento in 44 punti e taglia sprechi e inefficienze. Il fatturato rimbalza e torna a crescere fino a €126 milioni. Nel frattempo, Jody ripaga anche il 60% dei debiti, circa €16 milioni. Nel 2015 ci lascia Giannantonio, Jody diventa Presidente e firma un accordo col Fondo Italiano d’Investimento per uscire dall'Articolo 67. Sotto la guida di Jody, l'azienda apre uno stabilimento negli Stati Uniti, allarga il portafoglio clienti a BMW, Mercedes, Hyundai, Kia, Stellantis e Tesla, e diversifica la gamma con componentistica speciale e nuovi materiali, come acciaio inox e alluminio. Anche se dal 2023 il settore delle auto è in crisi nera, Brugola è arrivata a fatturare €190 milioni, produce 8 milioni di pezzi al giorno e una macchina su 3 nel mondo monta le loro viti. Questo, però, è anche un periodo molto complesso per Brugola: i debiti, infatti, son tornati a salire, nel 2026 l’azienda ha dovuto iniziare una procedura di ristrutturazione per rinegoziarli e, lo stesso anno, ha ceduto lo stabilimento statunitense. Quindi, noi di Chapeau abbiamo raggiunto Jody nella fabbrica di Brugola a Lissone per scoprire tutta la storia della sua famiglia e come si producono le viti più famose al mondo: (00:00) La famiglia Brugola (00:43) Egidio Brugola inventa la vite più famosa al mondo (Da 0 a 1) (02:08) Brugola batte i tedeschi e conquista il mondo dell’automobile (05:05) Da 1 a €50 milioni: diventare l’azienda di viti per auto più grande al mondo (07:41) Perde €40 milioni in 2 anni e rischia di fallire (08:55) Salva l’azienda e la porta da €66 a €145 milioni (10:15) Apre negli Stati Uniti e chiude accordi con Mercedes e BMW (11:58) Supera €190 milioni di fatturato e 8 milioni di viti al giorno (13:35) Dentro la fabbrica: come si fanno le viti (17:53) Momenti difficili e insegnamenti del padre (19:33) La storia di Jody Brugola: da attore a Presidente di Brugola (21:09) Il peso di guidare un’azienda come Brugola (22:39) Crisi settore auto e i debiti di Brugola (23:29) Ricomprare il 100% dell’azienda, errori e chiusura negli Stati Uniti (25:55) Consigli

⁠L’Ingegnere Italiano che Costruisce MIGLIAIA DI ROBOT UMANOIDI per Battere Tesla 🤖 Daniele Pucci 12 May 2026

👉 Scopri Tot: https://go.tot.money/41rXGXH Con il codice CHAPEAUX3 hai 3 mesi GRATIS su tutti i piani mensili. Daniele Pucci nasce a Velletri nel 1985. Intorno ai 12 anni comincia a programmare e costruisce i primi circuiti. Si diploma all'Istituto Tecnico Industriale con specializzazione in elettronica e telecomunicazioni, poi si iscrive a Ingegneria dell'Automazione alla Sapienza di Roma. A 21 anni lavora per Avio, azienda aerospaziale italiana, dove si occupa del Vega Electrical Simulator, un simulatore del lanciatore dell'ESA. Continua comunque gli studi, si trasferisce in Francia per un dottorato di ricerca (PhD) all'INRIA e lì studia dinamica del volo e aerodinamica dei velivoli a decollo verticale. Consegue poi un doppio PhD, affiancando alla tesi principale una ricerca sulla fusione nucleare presso il Centro di Frascati. Nel 2014 entra all'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova. Il primo compito è far stare in piedi iCub, un robot umanoide. In quattro anni di ricerca, il team passa da tre a dodici ricercatori. Quando il suo responsabile diventa capo della robotica di Google DeepMind, Daniele assume la guida del laboratorio Dynamic Interaction Control dell’IIT, poi rinominato Artificial and Mechanical Intelligence, portando il gruppo a 55 persone tra ricercatori, ingegneri e designer. Nel periodo in IIT, coordina altri due grandi progetti: ErgoCub, robot umanoide per supportare i lavoratori manuali co-finanziato da INAIL con €10 milioni, e IronCub, il primo robot umanoide al mondo capace di volare. Nell'estate del 2023 la vita di Daniele cambia. Nota infatti la crescita degli investimenti globali nella robotica umanoide, con Tesla e startup come Figure che raccolgono più di €1 miliardo e capisce che il laboratorio accademico non è più il contesto migliore per industrializzare quella tecnologia. Nel 2024 quindi fonda Generative Bionics insieme a un team di colleghi dell’IIT, con l’obiettivo di creare il suo robot umanoide. Raccoglie un primo finanziamento da mezzo milione tramite CDP Ventures per partire, poi altri €70 milioni (a una valutazione pre-money di €150 milioni) da grandi nomi come AMD Ventures, Tether, Duferco ed Eni Next. Nel 2026, Daniele presenta il suo robot Gene 01 al CES di Las Vegas, il più grande evento tecnologico del mondo. Questo prototipo è la piattaforma di partenza per una famiglia di robot umanoidi destinati a lavorare nella manifattura, logistica, sorveglianza, healthcare e retail. Grazie alla partnership con Fincantieri, i primi modelli di Gene 01 inizieranno a lavorare come saldatori nei cantieri navali già nel 2026. Per il momento questo mercato è dominato dalla Cina, dove sono presenti robot molto agili di dimensioni ridotte e spesso senza dita, e dagli USA, dove si sviluppano macchine più simili all’uomo e che iniziano ad aiutare nei mestieri di casa. Generative Bionics oggi conta 85 dipendenti e Daniele punta a costruire in Italia la più grande fabbrica di robot umanoidi in Europa, un investimento che gli costerà circa €500 milioni. Quindi noi di Chapeau l’abbiamo incontrato a Milano per scoprire tutta la sua storia: (00:00) Chi è Daniele Pucci (01:00) Infanzia, studi e rifiutare il MIT per stare con la madre (03:07) Costruisce i primi robot (e il primo robot volante) (04:56) Lavora all’Istituto Italiano di Tecnologia e diventa Capo della Robotica (05:56) Si licenzia per fondare Generative Bionics (07:12) Partire e raccoglie i primi fondi (periodo 0-1) (08:16) Perché può battere i robot di Tesla? (10:46) Come ha raccolto €70 milioni (13:16) Costruire la fabbrica di robot più grande in Europa (15:57) Perché gli servono €500 milioni (17:39) Accordi con Fincantieri e AMD (19:47) Quanto costa un robot umanoide (21:02) Quando i robot ci ruberanno il lavoro (23:17) I robot conquisteranno il mondo? (24:59) Perché Cina e USA stanno battendo l’Europa nei robot (27:02) Fare robot umanoidi dall’Italia (28:22) Errori più grandi (29:06) Giornata tipo (30:15) Consigli

Il RE del Calciomercato ⚽️ Giuseppe Riso: dalla Strada a €400 MILIONI di Cartellini 05 May 2026

Non perdere più chiamate di Lavoro con Yourang.AI: ⁠https://yourang.ai/assistente-telefonico?origin=chapeau⁠ Un cameriere calabrese firma il suo primo contratto da agente sportivo sul cofano della sua C3. 14 anni dopo, la sua agenzia vale €400 milioni ed è una leggenda del calcio italiano. Giuseppe Riso nasce a Reggio Calabria nel 1984. Cresce giocando a calcio per strada, ma a 14 anni deve trasferirsi nella periferia di Milano con la sua famiglia. A 16 anni inizia a lavorare: tipografia, carico camion, vendita di porte e posta. Proprio in quest’ultima esperienza, capisce che questo mondo non fa per lui. Intanto studia economia all’Università Bicocca di Milano, ma lascia dopo 13 esami per dedicarsi al lavoro. Un’esperienza come cameriere a San Siro, però, gli cambia la vita: come da regolamento, si rifiuta di servire un cocktail a una signora, che si rivela essere l’assistente di Galliani, leggendario AD del Milan. Il capo di Beppe capisce che può fidarsi di lui e lo prende in simpatia. Da lì, porta Giuseppe con lui alle cene frequentate dai pezzi grossi del calcio italiano, come Braida e Moggi. Poco dopo, apre il ristorante Giannino, destinato a diventare il ritrovo dei grandi del calcio, dove Beppe inizia a lavorare come cameriere. Rinuncia così definitivamente al lavoro alle poste. Oltre il mestiere da cameriere, svolge diverse commissioni per i clienti del locale tra cui Galliani, a cui ogni giorno compra il giornale alle 3 di mattina. Dopo qualche mese, Adriano lo nota e inizia a chiedergli pareri sui giovani talenti del Milan, portandolo anche agli allenamenti. Grazie a questa vicinanza, Beppe acquista credibilità nel mondo dei procuratori. Firma quindi i suoi primi contratti da agente con dei ragazzi delle giovanili del Milan, come Petagna e Cristante. Il suo primo ufficio è la sua Citroen C3. Poi, sotto consiglio di Mino Raiola, litiga con Galliani per il trasferimento di Cristante al Benfica. Dopo mesi, i due fanno pace e Beppe ne esce con grande autorità come procuratore. Nel 2012 apre ufficialmente a Milano GR Sports, la sua agenzia. Lo stesso anno lavora a due trasferimenti leggendari per portare Torres e Tevez al Milan, riuscendo nel primo. Il primo anno fattura €20,000, il secondo già €400,000. Continua a crescere negli anni acquisendo più assistiti, diventa il riferimento per chi vuole negoziare col Milan e sceglie degli scout di fiducia per trovare i giovani su cui puntare. Nel 2023 gestisce il trasferimento più grande di un giocatore Italiano nella storia: Tonali va al Newcastle per €80 milioni. Oggi GR Sports è l’agenzia di procuratori di calcio più grande in Italia, fattura €20 milioni, gestisce cartellini per più di €400 milioni e mantiene un approccio su misura per ogni singolo assistito: la strategia di Beppe per competere in un settore dominato da multinazionali con budget miliardari. Noi di Chapeau l’abbiamo raggiungo a Milano per scoprire tutta la sua storia: (00:00) Chi è Giuseppe Riso (01:16) Da Reggio Calabria alla periferia di Milano (02:32) A 16 anni vende finestre e lavora in Posta (03:55) Un incontro a San Siro gli cambia la vita (05:07) Fa il cameriere al Giannino e conosce Galliani (06:50) Lavora con Galliani e trova i primi assistiti Petagna e Cristante (09:02) Porta la coppa della Champions a casa (10:11) Incontra Mino Raiola e litiga con Galliani (11:40) Fonda GR Sports e firma i primi contratti sul cofano (13:01) Trasferimenti di Tevez, Torres e De Jong (15:12) Montarsi la testa e ambizione (16:55) Vende Tonali per €80 milioni e porta GR Sports a €400 milioni (18:56) Assistere i giocatori nei momenti difficili e mossa più folle per un assistito (21:57) Lavorare 24h durante il calciomercato e competere con agenzie da miliardi (23:37) Come salvare il calcio italiano (25:46) L’odio verso i procuratori (28:13) Giornata tipo (29:14) Consigli

Com'è Fatta una LAMBORGHINI 🐂 Da 0 a una Macchina da €700,000 28 Apr 2026

Clicca qui www.ticketresturant.it/chapeauproject per una promo esclusiva di Edenred a zero costi di gestione e ottieni tutti i vantaggi dei buoni pasto Ticket Restaurant ®️ Edenred.Siamo stati i primi Youtuber nella storia ad entrare nella fabbrica di Lamborghini a Sant’Agata Bolognese per scoprire come producono, personalizzano e testano tutte le loro macchine.🐂 Storia di Lamborghini Lamborghini nasce nel 1963, quando Ferruccio Lamborghini produce la sua prima auto a Sant’Agata Bolognese. Fino al ‘71 le cose vanno alla grande grazie alla Miura, prima supersportiva della storia, e alla Countach, la prima con le portiere che si aprono verso l’alto.Nel ‘72, però, i debiti costringono Ferruccio a vendere il 51% dell’azienda. Da quell’anno al ‘98, la proprietà di Lamborghini passa di mano 4 volte e il marchio del toro arriva 2 volte sull’orlo del fallimento.Nel ‘98, però, la compra Volkswagen e le vendite esplodono con modelli come Murcielago, Gallardo, Huracan e Aventador.Oggi Lamborghini è uno dei produttori di supercar più grandi al mondo, fattura €3.2 miliardi e produce più di 10,000 macchine all’anno, tra URUS, Revuelto e Temerario. 🔧 Produzione Abbiamo iniziato il tour nello studio Ad Personam, il reparto personalizzazione di Lamborghini, per scegliere il colore, gli interni, i cerchioni e tutti gli optional—compreso il carbonio—della Revuelto di Chapeau.Poi siamo passati alla produzione, che è divisa in 4 fasi:1. Creazione della scocca in carbonio: i fogli di carbonio sono posizionati negli stampi e cotti in autoclave per creare i componenti della macchina. Questi dopo sono incollati insieme per creare telaio e scocca, pronti da verniciare.2. Verniciatura: gli addetti passano la scocca in un bagno di cataforesi, una vernice antiruggine, e sigillano tutti i componenti in carbonio con il silicone. Poi si passa il primer e 4 strati di vernice. Infine, gli addetti verificano possibili imperfezioni e problemi nel colore.3. Assemblaggio: ogni giorno si assemblano 30 supercar. Il processo prevede 36 fasi e conta più di 2,000 pezzi. Per prima cosa, vengono applicati alla scocca il cablaggio e 2 motori elettrici. Intanto, gli operatori assemblano il motore a combustione che viene testato e poi unito al cambio e a un terzo motore elettrico. A quel punto, lo calano nel telaio e aggiungono interni, sedili, portiere e batteria. Infine montano marmitta, paraurti, ruote, freni e fanali.Finito l’assemblaggio, ogni macchina deve passare controlli elettronici, taratura dei sistemi e un collaudo in cabina a 130 km/h. Poi, può essere testata in strada.Ma per costruire una Lamborghini quanto ci vuole? Dalla creazione della scocca alla fine dell’assemblaggio passano 11 settimane e per fare ogni singolo sedile, prodotto con pelle italiana e realizzato a mano, servono più di 10 ore.4. Finizione: dopo l’assemblaggio, la macchina passa attraverso una tempesta d’acqua per verificare che non ci siano infiltrazioni. Gli addetti più esperti poi verificano che non ci siano imperfezioni nella carrozzeria o nella vernice in 2 tunnel di luci calde e fredde. Dopo un’ultima lucidata, la macchina può essere consegnata.Finito il tour, abbiamo anche fatto un test drive con una Revuelto da €700,000 sulle strade di Bologna…ed è stato folle ahahah(00:00) La storia di Lamborghini (01:17) Personalizzazione (Ad Personam) (03:04) Creazione della scocca in carbonio (CFK) (05:35) Assemblaggio scocca (07:27) Verniciatura (Paint Shop) (10:14) Controllo difetti e colore (11:20) Colori più richiesti e tempi verniciatura (12:23) Montaggio cablaggio e plancia (Assemblaggio) (15:02) Motore (16:48) Interni, portiere e freni (19:56) Collaudo (20:56) Sedili e selleria (23:09) Water test e controlli (Finizione) (27:44) Test drive (28:08) Come si diventa Direttore Commerciale di Lamborghini e giornata tipo (30:32) Cliente tipo, lista d’attesa e comprare una macchina da €700,000 (33:09) Colori e richieste più assurde

Da Pulire i Bagni a Vendere la sua Azienda per €1.1 MILIARDI 💻 La Storia di Enrico Giacomelli 21 Apr 2026

Nel 1991 il cameriere di un campeggio compra il suo primo pc. Oggi la sua azienda di informatica vale €1.1 miliardi Scopri Fiscozen: https://fiscozen.it/invitoCHAPEAU50A Enrico nasce nel 1964 a Senigallia. I genitori gestiscono un bar sulla spiaggia dove Enrico inizia a lavorare come cameriere già a 12 anni. Nel 1983 prende un prestito di 320 milioni di lire e avvia la sua prima attività: un campeggio. Lì Enrico fa di tutto, pulisce i bagni e serve ai tavoli Nel 1990 si laurea in scienze politiche e diventa promotore finanziario, ma non fa per lui. Apre poi una società di consulenza per aiutare i commercialisti nella dichiarazione dei rifiuti. Arriva a guadagnare 5 milioni di lire al mese e scopre l’informatica con il suo primo pc Nel 1991 conosce Claudio Gabellini, uno sviluppatore informatico, e insieme lanciano Namirial. Partono con 10 milioni di lire e creano il primo software in Italia per compilare la dichiarazione dei redditi Ogni sistema, come Zucchetti, funziona con moduli proprietari. Namirial si concentra allora sul vendere moduli di carta per le dichiarazioni e regala il software. Dopo aver convinto le prime banche a usare i loro sistemi, vende ai commercialisti A Giugno 1992 fattura 1 miliardo di lire al mese, nel 1994 milioni di euro. Lo stesso anno però Enrico perde suo fratello in un incidente Una nuova tecnologia minaccia il fallimento di Namirial: le stampanti laser. Non usano moduli proprietari per stampare ma normale carta, rendendo inutile Enrico Quindi, l’azienda si reinventa e inizia a monetizzare con convegni aziendali per Direct Marketing Bancario fino al 2000, quando si tiene l’ultimo a Montecarlo con sponsor TIM Quell’anno Enrico lancia anche il primo software per compilare il 730 online e, il primo cliente di Namirial, porta un grande contratto da 1.7 miliardi di lire con Fineco La vera svolta arriva nel 2008: la posta elettronica certificata (PEC) diventa obbligatoria in Europa. Al tempo Namirial è la più grande società a offrirla in Italia e gli affari crescono vertiginosamente. Il primo grande cliente è Fineco Nel 2015, quando Namirial fattura €20 milioni, Enrico usa tutta la cassa disponibile per comprare un concorrente Austriaco che offriva il loro stesso servizio per €13 milioni Namirial raggiunge il vero successo internazionale nel 2019, quando vince una commessa globale per Allianz battendo Adobe e Docusign Enrico riceve diverse offerte per vendere l’azienda. Le prime non vanno a buon fine, ma nel 2019 chiude con Ambienta a una valutazione di €150 milioni. Con i soldi della vendita, si ricompra il 25% della società Il 2020 è invece molto complesso per il Covid e Claudio, il socio storico di Enrico, lascia la società dopo la cessione. Subentra allora Max Pellegrini come CEO Dopo l’ingresso del fondo, Namirial completa altre 7 acquisizioni e in 5 anni triplica i ricavi. Nel 2025, la maggioranza della società viene acquisita da Bain Capital a una valutazione di €1.1 miliardi Nel 2026, Enrico resta in Namirial con il 14% del capitale, insieme ad Ambienta, PSG e Bain. L’azienda fattura più di €300 milioni, ha 1400 dipendenti in 35 uffici, e ha appena finalizzato l'acquisizione di Signaturit (00:00) Chi è Enrico Giacomelli (01:00) A 12 lavora come cameriere (02:26) Apre un campeggio con un prestito in banca (04:37) Fonda un’azienda di informatica senza competenze (06:02) Da 0 a 1:regala il software per vendere risme di carta (07:51) Un evento tragico gli cambia la vita (08:53) Rischia di fallire per colpa di una nuova tecnologia (10:09) Si salva e chiude il primo grande contratto (11:30) Porta Namirial a €20 milioni grazie a una nuova legge (14:10) Compra il più grande concorrente per €13 milioni (15:31) Batte Adobe e Docusign (16:38) Porta Namirial a €45 milioni e prime offerte di acquisizione (18:26) Il suo socio lo lascia durante il Covid (19:41) Porta Namirial a €160 milioni (20:49) Vende a Bain per €1.1 miliardo (22:34) I numeri di Namirial oggi (24:35) Momenti più difficili (26:44) Consigli

L’Italiano Partito da una GROTTA che Ha Creato il Marchio da Palestra più Famoso al MONDO 🏋️‍♀️Rudy Panatta 14 Apr 2026

Non perdere più chiamate di lavoro con Yourang.ai: https://app.yourang.ai/authentication/signup?type=chapeau usa il codice CIPENSOIO Nel 1973 un professore di lettere lascia il lavoro per costruire macchinari da palestra in una grotta. In 50 anni sopravvive a un fallimento, allena Schwarzenegger e crea uno dei marchi di bodybuilding più famosi al mondo. Rudy Panatta nasce nel 1951 nelle Marche. Da piccolo è molto magro, e quando nel 1968 vede le Olimpiadi, si innamora del culturismo. Inizia così a leggere riviste di bodybuilding e ad allenarsi in garage con una tavola di legno e dei barattoli di conserve. Dopo un paio di bocciature, si diploma nel 1972. Sogna di studiare scienze motorie, ma mancano i soldi e deve quindi iscriversi alla facoltà di lettere, la più vicina a casa. Nel 1973 crea il suo primo vero macchinario da palestra, un dorsy bar per allenare la schiena. Dopo qualche anno Rudy si laurea e inizia a insegnare lettere di giorno, mentre la notte continua a costruire macchine da palestra nel garage del padre. I suoi primi clienti sono i bodybuilder che conosce alle fiere, a cui consegna nel weekend girando tutta l'Italia in furgone. Intanto, non trovando affitti ad Apiro, si trasferisce in una grotta per espandere la produzione. Negli anni 80 il bodybuilding spopola grazie ad Hollywood e Arnold Schwarzenegger, e nel 1982, poco dopo la perdita del padre, Rudy fonda Panatta e compra il primo locale per far fronte agli ordini che crescono. Il brand cresce grazie ai primi export e la presenza alle fiere internazionali, e nel 1984 è leader europeo nei macchinari da palestra. L’azienda continua a crescere fino al 2003, ma il periodo seguente si rivela molto problematico. Nei primi anni 2000 cresce infatti l’interesse per il cardio, di cui Panatta si occupava poco, ed entrano in azienda direttori esterni che limitano il potere di Rudy. Panatta compra anche Air Machine, macchinari da riabilitazione, e l’operazione si rivela un grande errore. Dopo 3 anni difficili, nel 2013 Panatta propone un concordato a fornitori e banche, ma il tribunale non è d’accordo e dichiara il fallimento. Rudy decide di ripartire con una nuova azienda, in pochi mesi ha già milioni di ordini ogni mese e ripaga tutti i debiti. Dopo essere ripartito torna a progettare macchinari, lancia nuovi modelli e sostituisce quelli non funzionali ai clienti esistenti. A più di 60 anni Rudy torna sui libri per formarsi come manager e gestire l’azienda in prima persona, partendo dal controllo di gestione. Nel 2025 l’azienda di Rudy fattura €62 milioni, vende 22.000 macchinari in tutto il mondo e Panatta è uno dei marchi di bodybuilding più famosi al mondo. Lo abbiamo raggiunto nella sua fabbrica ad Apiro, nelle Marche, per scoprire tutta la sua storia: (00:00) Chi è Rudy Panatta (01:10) Scopre il culturismo per salvarsi dal bullismo (02:58) Costruisce attrezzi di notte e trova i primi clienti (04:16) Costruisce macchinari in una grotta (05:59) Da 0 a 1: lascia il posto fisso per lanciare Panatta (07:01) Perde i genitori e nessuno gli dà un euro (08:51) Diventa l’azienda di palestra più grande in Europa (e compra qualche Ferrari) (11:32) Gli errori e l’inizio della crisi di Panatta (12:57) Debiti e fallimento (14:29) Riparte da zero e arrivano ordini da milioni di euro (16:06) Riporta Panatta tra i brand più famosi al mondo (17:06) Dentro la fabbrica: come si costruiscono gli attrezzi di Panatta (21:58) I numeri di Panatta oggi e le cause con i Cinesi (23:14) Come arriva alle palestre più grandi del mondo (24:22) Offerte di acquisizione e piani futuri (25:43) Costruisce la palestra del Papa (27:35) L’incontro con Arnold Schwarzenegger (29:03) L’amicizia con Ronnie Coleman (30:34) Giornata tipo e come si allena (32:35) Consigli

Loacker: La Fabbrica di Wafer più Grande d'Italia 🍫 Andreas Loacker e Ulrich Zuenelli 31 Mar 2026

Nel 1924 un ventenne austriaco vende il primo wafer con la sua squadra di calcio. 100 anni dopo, la sua azienda ne vende 1 miliardo e fattura quasi €500 milioni. 👉 PROMO PAC ETF con Moneyfarm ➡️ https://promo.moneyfarm.com/chapeau_promopac Investire in strumenti finanziari comporta rischi inerenti, tra cui perdita di capitale, fluttuazioni del mercato e rischio di liquidità. È importante considerare la tua tolleranza al rischio e gli obiettivi d'investimento prima di procedere. I rendimenti passati così come la simulazione di rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.T&C https://strapi-site-static-assets-production.s3.eu-west-1.amazonaws.com/it/t_cs_pac_rev_19_03_2026_7a1d018b38.pdf Alfons Loacker nasce nel 1901 in Austria. A 13 anni si trasferisce a Bolzano e inizia a lavorare come pasticcere nella pasticceria Rizzi, dove scopre i wafer. Nel 1924 apre la sua pasticceria a Bolzano grazie a un prestito della famiglia che lo ospitava e inizia a produrre dolci, tra cui i wafer con la crema di nocciole di Napoli. Al tempo i wafer si vendevano in latte ingombranti. Alfons era appassionato di calcio e avvolge i dolci in carta stagnola per portarli agli allenamenti. Inventa così un nuovo packaging. Grazie ai compagni di calcio crea richiesta per i suoi wafer che inizia a vendere in ristoranti e gastronomie di Bolzano. Negli anni ‘30 le vendite decollano, ma la domanda è sempre maggiore della produzione. Quindi, dopo i primi anni duri, Loacker si sposta in una nuova sede a Bolzano. Nel 1958 entrano in azienda Armin e Christine Loacker, che la portano da bottega a industria. Grazie a un prestito in banca, comprano il primo forno automatico che impiega un solo giorno per coprire la precedente produzione di un mese. Intanto la domanda continua a crescere con il boom dell’economia Italiana, Loacker arriva così a €15 milioni. Negli anni ‘60 si spostano sul Renon e costruiscono un nuovo impianto con 2 linee produttive. Armin porta due grandi innovazioni: il flowpack che permetteva di sigillare i wafer e mantenere il gusto per più tempo, e il raffreddamento ad arco per velocizzare la produzione. Christine intanto stabilisce la rete commerciale in Italia e all’estero, partendo con un venditore di Sci, che vende in hotel e aeroporti. In quel periodo entra già nei mercati arabi. Negli anni ‘80 Loacker lancia le sue prime pubblicità iconiche con i nanetti, e passa da 6 a 50 miliardi di lire di fatturato, che tocca i €50 milioni negli anni 90. Il focus su qualità e innovazione porta al lancio di due nuovi prodotti, il pacco famiglia e i quadratini, che permette a Loacker di crescere del 10% annuo. Oggi Loacker fattura €492 milioni e confeziona più di 1 miliardo di dolci all’anno, con una quota di mercato del 50%. Inoltre distribuisce in Italia Twinings e Ovomaltina. Alla guida c'è la terza generazione della famiglia, Andreas Loacker e Ulrich Zuenelli. Siamo andati a Bolzano per scoprire tutta la loro storia (00:00) Loacker: l’azienda di wafer più grande in Europa (01:02) Il fondatore Alfons Loacker parte senza soldi (02:41) Da 0 a 1: vendere wafer con la squadra di calcio (04:42) Compra il primo forno automatico e ripaga i debiti (06:28) Il nuovo packaging porta Loacker a €15 milioni (07:29) Nuova sede in montagna e nuovo sistema di raffreddamento (08:48) Un venditore di sci porta Loacker in tutto il mondo (10:05) Come nasce la pubblicità degli Gnomi e i primi mercati esteri (11:40) Due prodotti portano Loacker a €500 milioni (12:40) Momenti più difficili (13:43) Come si producono 900 milioni di wafer ogni anno (16:15) Sogni e primi ricordi di Loacker (19:21) Ingresso in azienda (20:37) Patti familiari (21:37) Rimpianti e fallimento più grande (23:14) La sconfitta contro Nutella e consigli (24:18) Loacker oggi: fatturato, vendite all’estero e quote di mercato (26:59) Come è entrato in Arabia Saudita negli anni ‘70 (29:07) Da centralinista a presidente in Loacker (31:02) Errori più grandi (33:16) Giornata Tipo (35:02) Consigli

⁠ ⁠Dal CARCERE a €1.5 MILIARDI 📡 Luca Spada, Fondatore di EOLO 24 Mar 2026

Un ventenne di Varese crea una rete internet per giocare ai videogiochi. 30 anni dopo, la vende per €1.5 miliardi. Scopri Startup Booster: https://startupbooster.it Luca Spada nasce a Malgesso nel 1973. Da piccolo studia elettronica da autodidatta sulla rivista Elettronica 2000. A 16 anni fonda DB Line, un’azienda con cui importa videogiochi dal Giappone, li traduce e li rivende. Intanto crea anche la sua banca dati, BBS. Si iscrive al Politecnico di Milano e, nel 1994, conosce un ricercatore italiano che lo invita negli USA. Lì scopre il vero potenziale di internet e capisce che vuole essere un imprenditore. Tornato in Italia, converte BBS in Skylink e diventa il primo internet service provider in Italia, al tempo usato da <0,1% della popolazione. Offre un servizio di posta elettronica ai 2000 utenti di BBS e inizia a spargersi la voce. Nel 1994 nasce un’azienda che porta internet nelle aziende, I.Net. Luca è il loro distributore a Varese e il miglior venditore, facendo crescere anche il fatturato di Skylink a 3 miliardi di lire. Luca vende Skylink a I.Net facendosi pagare in azioni, diventandone socio. Erano gli unici a dare accesso internet in Italia, e nel 1997 British Telecom ne compra il 33%. Nel 2000 fanno un IPO a una valutazione di €300 milioni, facendo guadagnare a Luca €10 milioni a soli 26 anni. Luca poi conosce Luca Cassia e insieme decidono di creare una rete per gamers in Italia, che chiamano Net Gamers Italia (NGI), dove offrono servizio server e messaggistica. Lanciano una rete ottimizzata per latenza, pensata per videogiocatori. Nel 2025 fatturano già €6 milioni. Si abbonano anche diverse aziende dove lavorano i gamers, che superano il numero di abbonamenti privati. Un’ampia area in Italia non era coperta da Telecom, quindi Luca ha l’intuizione di raggiungerla grazie alle onde radio. Parte da Malgesso nel 2006 e presto è in tutte le valli del nord Italia, non servite da altri provider internet. Per crescere nel 2011 cede il 45% di NGI a Elmec, a una valutazione di €40 milioni, che usa per assumere persone e installare più antenne. Nel 2015 porta Eolo anche al centro sud, dove vince 5 dei 7 bandi indetti dal governo battendo Telecom. Le onde radio in uso diventano però affollate quindi cambia spazio, acquistando per qualche milione di euro le onde del 5G che oggi valgono miliardi. Nel 2018, Eolo fattura €100 mln e attira l’attenzione di molti fondi. Searchlight Capital compra il 49% a una valutazione di €400 milioni. Lo stesso anno Luca è falsamente accusato di rubare onde radio, e passa una settimana ai domiciliari. Nel 2020, durante il Covid, il traffico raddoppia in una notte e Luca deve rinnovare le infrastrutture per gestire questo uso intenso, facendo crescere Eolo ulteriormente. Nel 2021, 40 fondi mostrano interesse per Eolo. Luca sceglie Partners Group a cui cede la società per €1.5 miliardi, ricomprandone poi il 25%. (00:00) Chi è Luca Spada (01:11) A 10 anni impara a programmare da autodidatta (02:20) A 16 anni tarocca videogiochi giapponesi per venderli in Italia (03:53) Scopre Internet negli Stati Uniti e lascia gli studi (05:35) Porta la posta elettronica in Italia e vende a I.Net (07:40) A 26 anni vende a British Telecom e guadagna €10 milioni (10:26) Lancia una rete per videogiocatori e la porta a €6 milioni (13:12) Crea un’antenna per portare internet ai suoi vicini (16:19) Fonda Eolo e monta decine di antenne (18:22) Porta Eolo a €50 milioni ma perde opportunità commerciali (21:41) Vende il 45% di NGI per accelerare la crescita (23:55) Batte Telecom e porta interned nel centro sud (25:25) Compra per primo le onde 5G in Italia (27:08) Cede il 49% di Eolo per €400 milioni (28:56) Arresti domiciliari per un’accusa falsa (30:46) Il Covid rischia di far saltare la rete (31:51) Vende Eolo per €1.5 miliardi a Partners Group (33:14) I motivi per cui ha venduto (34:49) Il rapporto con il denaro (36:30) Come investe i soldi delle exit (38:24) Consigli

La Famiglia Italiana che Fa €200 MILIONI con l’ACQUA 💧 Antonio Biella, CEO San Bernardo 17 Mar 2026

Una fonte nascosta sul Colle San Bernardo ha salvato l’esercito di Napoleone nel 1800. Oggi, l’acqua di quella fonte vale €200 milioni. Scopri il conto aziendale TOT e il loro nuovo CASHBACK: https://go.tot.money/40t8kwXCon il codice CHAPEAUX3 hai 3 mesi GRATIS su tutti i piani mensili. Nel 1800 Napoleone si ferma sul Colle San Bernardo mentre valica le Alpi. Trova una fonte, che gli abitanti del luogo conoscevano da secoli, dove far riprendere il suo esercito. Nel 1926 Ottavio Rovere costruisce su quella fonte uno stabilimento termale dove dissetarsi e inizia a imbottigliarla in vetro per le famiglie più ricche. Nasce l’acqua San Bernardo. Il business cresce stabilmente e nel 1981 Rovere investe circa 6 miliardi di lire per avviare la produzione di bottiglie in plastica, che diventano negli anni successivi sempre più economiche. Nel 1991 ci sono alti investimenti in produzione e marketing. Viene acquisito un secondo stabilimento ad Ormea, vanno in onda le prime pubblicità tra cui una con Nicholas Cage, e nasce il design iconico della bottiglia con le gocce ideata da Giugiaro. Nel 1993 San Bernardo viene compra da Perrier, azienda d’acqua francese, che a sua volta viene acquisita dalla multinazionale Nestlé nel 1998. San Bernardo diventa così uno dei tanti brand di Nestlé, che però smette di venderla all’estero e la indirizza verso il fallimento per dare maggiore priorità ad altre acque, come Panna e San Pellegrino. I volumi di San Bernardo negli anni seguenti calano del 50%, scendendo sotto le 100 milioni di bottiglie all’anno, e lo stabilimento di Ormea rischia di chiudere. Nel 2015 il Gruppo Montecristo, guidato dal CEO Antonio Biella, compra San Bernardo per €11,5 milioni e rilancia brand. Ma dove hanno trovato i fondi? Il Gruppo è stato fondato dalla famiglia Biella, che ha gestito il marchio di bevande Spumador dal 1888 alla vendita a Lehman Brothers nel 2005, e la famiglia Colombo, dietro l’acqua San Carlo. Oltre San Bernardo, il Gruppo Montecristo gestisce anche fonte Posina e fonte Ilaria. Antonio ha sempre sognato di fare il trader ma si è dedicato fin da ragazzo all’azienda di famiglia per aiutare il padre durante un momento di difficoltà. Dopo aver comprato San Bernardo, per prima cosa Antonio ricostruisce la rete commerciale, distrutta da Nestlé, e aumenta le vendite nella ristorazione (HORECA) e nei supermercati. Arriva a vivere per mesi in azienda pur di farla ripartire. In quel periodo riparte anche la comunicazione e stringe importanti partnership sportive, come quella con l’Inter e la Pallacanestro Cantù. Quando Gruppo Montecristo li compra, i tre marchi fatturano €29 milioni. Nel 2025, invece, superano i €200 milioni. Quindi, noi di Chapeau abbiamo incontrato Antonio a Milano per scoprire tutta la storia di San Bernardo: (00:00) Chi è Antonio Biella (01:06) Come nasce Bernardo e il ruolo di Napoleone (02:17) Prime bottiglie in plastica e pubblicità (04:48) Nestlé compra San Bernardo e rischia di farla fallire (05:53) Il Gruppo Montecristo compra San Bernardo (07:17) La storia del Gruppo Montecristo: Spumador, Lehman Brothers ed exit milionaria (08:46) Portare San Bernardo da 100 a 600 milioni di bottiglie: ristoranti, supermercati, estero (11:50) Sponsorizzare l’Inter (13:24) I numeri di San Bernardo oggi (15:34) Infanzia in azienda e entrare in San Bernardo per salvare l’azienda (17:05) Prima vendita e percorso in San Bernardo (18:05) Momenti più difficili (19:28) Come capire se un’acqua è buona (20:41) Consigli

L’Italiana che ha Creato la Moleskine e l’ha Venduta per €506 MILIONI 📕 Maria Sebregondi 10 Mar 2026

Vai su http://www.ticketrestaurant.it/chapeauproject per accedere a una promo esclusiva di Edenred ed iniziare a ottenere tutti i vantaggi dei buoni pasto Ticket Restaurant Edenred Maria Sebregondi nasce nel 1949 a Genova. Cresce tra Roma e Napoli, dove studia filosofia e lavora nei consultori. Dopo 10 anni a Napoli, torna a Roma come traduttrice di soap opera straniere. Lì incontra Francesco Franceschi, fondatore di Modo&Modo, e il suo commerciale Fabio Rosciglione. Nel 1994, mentre sono in vacanza in Tunisia, i tre amici iniziano a pensare di fondare un’azienda. Maria, mentre leggeva un libro di Chatwin, scopre che lo scrittore usava un’agenda dal design particolare, la stessa di Picasso, Matisse e Hemingway. Questa, però, non erano più in commercio. Lei decide quindi di iniziare a produrre questo stesso taccuino, dopo un attento studio su forme e materiali, pensati per assomigliare a un libro. Nel 1997 nasce ufficialmente Moleskine. Grazie ai contatti dell’azienda precedente di Franceschi, Moleskine riesce da subito a vendere i taccuini nelle migliori librerie del mondo vicino alle casse, partendo da Feltrinelli fino a FNAC e Barnes & Noble. L’agenda era come un libro ancora da scrivere. Nel 2006 Moleskine fattura €20 milioni grazie a distribuzione, passaparola e soprattutto internet. Infatti nascono presto gruppi online dove il taccuino è un oggetto di culto, creando ambassador spontanei in tutto il mondo. Lo stesso anno Franceschi vende Moleskine a Syntegra Capital di Société Générale e Maria diventa azionista. Il brand apre in nuovi mercati, lancia i Moleskine Cafè, sviluppa un’app con Evernote e Adobe e si espande in nuovi prodotti come penne e pelletteria. Nel 2013, quando l’azienda fattura €87 milioni, viene quotata in borsa a €2,3 ad azione. Dopo la quotazione il titolo crolla del 30% e inizia un periodo difficile, superato grazie a nuovi mercati e prodotti. Nel 2016, il gruppo Belga D'Ieteren compra Moleskine per €2,42 ad azione, per un valore di €506 milioni. Dopo l’acquisizione, Maria lascia la società. Nel 2018 il fatturato di Moleskine tocca i €180 milioni, mentre si attesta a €122 milioni nel 2024. Oggi, Maria gestisce la Fondazione Moleskine, che si occupa di volontariato per creativi in paesi in via di sviluppo. (00:00) Chi è Maria Sebregondi (01:00) Scappa a Napoli per amore e traduce Soap Operas (02:32) Inventa il taccuino più famoso del mondo: nasce Moleskine (05:16) Vendere i primi taccuini alla Feltrinelli (07:40) Come entra nelle librerie più importanti del mondo (09:03) Porta Moleskine da 0 a €20 milioni in 9 anni (12:14) Société Générale compra Moleskine per €60 milioni (13:48) Si quota in Borsa Italiana ma perde il 30% del valore (14:55) Vende Moleskine a un industriale Belga per €506 milioni (16:06) Come vende taccuini durante l’era digitale (17:16) Giornata tipo (18:17) Errore più grande (19:34) La vita dopo Moleskine (20:36) Consigli

La VERA Storia di Sergio Marchionne: Ha Salvato o DISTRUTTO la FIAT? 26 Feb 2026

Un manager Italiano entra in FIAT quando perdeva €5 milioni al giorno. In 14 anni compra Chrysler, quota Ferrari e porta FCA a valere €80 Miliardi, ma potrebbe aver condannato il futuro dell'automobile in Italia per sempre. Questa è la storia di Sergio Marchionne. Sergio Marchionne nasce nel 1952 a Chieti e a 14 anni si trasferisce a Toronto con la famiglia. Nel 1975 inizia l’Università e prima dei 30 anni ottiene già 3 lauree in filosofia, commercio e giurisprudenza. Nel 1985 entra in Deloitte come avvocato e si occupa di fisco e bilanci aziendali. Nel 1989 inizia a lavorare nel Lawson Mardon Group, una società canadese che produce imballaggi e packaging. Qui inizia come controller fino a diventare Direttore dello Sviluppo. A seguito di una mancata promozione si licenzia, passa prima alla Glenex Industries come Vice President e poi alla Aucklands LTD come CFO. Forte di questa esperienza, nel 1992 torna alla Lawson Mardon come CFO e nel 1994 ne gestisce l’acquisizione da parte di Alusuisse Lonza. Nel 1997 viene promosso a CEO, riorganizza il Gruppo e si concentra sulla lavorazione dell’alluminio. Prova anche una fusione tra produttori di alluminio francesi e canadesi, ma viene bloccato dall’antitrust. A questo punto vende la divisione dell’alluminio ad Alcan e si concentra sulla produzione chimica. Nel 2001 l’azienda torna in salute e gli è affidata la guida di SGS, i cui utili raddoppiano, e lì viene notato da una famiglia di azionisti molto particolare che lo riportano in Italia, gli Agnelli. Entra quindi in una FIAT in forte crisi, che perdeva €6 miliardi all’anno ed era fortemente indebitata. Deve rilanciare l’azienda, introduce il World Class Manufacturing per ottimizzare i processi e, grazie a un accordo pregresso, riceve €2 miliardi da GM che evita di acquistare la FIAT e fallire definitivamente. Il risanamento sembra compiuto. Nel 2005 FIAT tocca i €52 miliardi di fatturato e lancia nuovi modelli iconici come 500 e Panda. Durante la crisi del 2008 compra anche il 20% di Chrysler in cambio di know-how produttivo. Nel 2010 Marchionne annuncia Fabbrica Italia, un progetto per rilanciare la produzione in Italia che però presto fallisce. Nel 2014 FIAT completa l’acquisto del 100% di Chrysler, con cui condivide tutta la produzione, per diventare un player globale: il gruppo FCA. Lo stesso anno Marchionne scorpora Ferrari da FIAT e la quota in borsa con grande successo con una capitalizzazione di €9 miliardi. Si dice che Sergio abbia anche giocato un ruolo attivo nel portare Ronaldo alla Juventus. Nel 2018, in seguito a un’operazione alla spalla, il manager muore dopo una lunga malattia. Quell’anno FCA e Ferrari arrivando a valere €80 miliardi, consacrando ufficialmente il miracolo di Marchionne. (00:00) Chi é Sergio Marchionne (01:00) Emigra in Canada e lavora con il padre (02:40) Prende 3 lauree prima dei 30 anni (03:47) Inizia a lavorare come revisore e in 7 anni diventa CFO (05:19) Torna in Lawson Mardon e gestisce l’acquisizione da un colosso svizzero (06:32) Diventa CEO e rivoluziona Alusuisse (08:21) Conosce gli Agnelli ed entra in FIAT (09:30) Rilancia la produzione e diventa nemico dei sindacati (11:59) Prende €2 miliardi da General Motors per non comprare FIAT (13:07) FIAT fattura €1 miliardo e lancia nuovi modelli (14:43) FIAT salva Chrysler dal fallimento nella crisi del 2008 e rimborsa tutti i debiti (17:02) Il fallimento di Fabbrica Italia (18:02) Abbandona l’Italia e Compra il 100% di Chrysler (19:14) Crea FCA e porta il fatturato a €115 miliardi (20:48) Quota Ferrari in borsa e porta Ronaldo alla Juventus (22:47) I risultati di Marchionne: FIAT passa da €5 a €80 miliardi (24:30) Stellantis e il futuro dell’automobile in Italia

Il Nuovo Miliardario Italiano: a 33 Anni ha Perso TUTTO, oggi è uno degli Uomini più Ricchi d’Italia 🇮🇹 Filippo Ghirelli 24 Feb 2026

Scopri Odoo oggi https://www.odoo.com/r/pian per gestire al meglio il tuo HR! Gestisci centinaia di milioni in investimenti immobiliari, poi degli uomini armati entrano nel tuo ufficio e ti sequestrano tutto. Devi ripartire da zero e in 10 anni diventi miliardario. Questa è la storia di Filippo Ghirelli. Filippo nasce a Roma nel 1980. Studia ingegneria civile all’Università di Roma Tre e inizia a lavorare in Astaldi, multinazionale di grandi costruzioni, dove progetta ponti. In queste prime esperienze lavorative viene mandato a controllare i cantieri in Guinea e Turchia. Nel 2005 inizia a lavorare nel Gruppo De Angelis, una grande società edile, dove si concentra sulla costruzione e manutenzione di hotel e supermercati. Nel 2009 però il suo capo scompare improvvisamente, quindi Filippo si licenzia per avviare la sua società. Inizia così a gestire un grosso progetto immobiliare della sua famiglia per costruire un centro commerciale. In quegli anni costruisce diverse infrastrutture in Marocco e Nord Africa, ma durante la primavera araba la sua società viene sequestrata con tutti i suoi beni. Deve quindi ripartire da zero. Nel 2014 torna in Italia. Inizialmente ristruttura appartamenti, poi si dedica al fotovoltaico e approfondisce l’efficientamento energetico. Avvia così Genera Group, un gruppo che arriva a valere oltre €300 milioni, con cui rinnova gli impianti energetici dei clienti e guadagna una percentuale dei loro risparmi sulle bollette. Nel 2017 vende il 49% di Genera al fondo tedesco Ikav, lo riacquista nel 2020 e poi cede il controllo al fondo Svizzero Susi Partners, uscendo completamente dal capitale di Genera nel 2024. Nel 2021 Filippo lancia una nuova società, Mareterra. Con questa compra per $165 milioni il 25% di Nayara, la seconda raffineria più grande dell’India. La guerra in Ucraina fa crollare il prezzo del petrolio, facendo crescere i margini di Nayara, che può così comprare grezzo a basso prezzo e rivendere a valore di mercato. Nel 2024, quindi, la quota di Mareterra arriva quindi a valere $1.1 miliardi. Nel 2024 Filippo fonda Infracorp, società che si concentra su 4 filoni: energia, data centers, trasporti e spazio. Filippo ha già comprato diversi aeroporti privati in Italia, come quello di Albenga, per efficientare la produzione energetica, creare una nuova rete di trasporto aereo e gestire lo smaltimento di velivoli a fine vita. Nel 2018 Filippo ha anche aperto Sophrance, società finanziaria per gestire il suo patrimonio e i suoi investimenti personali. Nel 2025 Filippo è stato l’unico imprenditore a entrare nella lista dei miliardari italiani senza ereditare un patrimonio. Quindi noi di Chapeau l’abbiamo incontrato a Milano per scoprire tutta la sua storia. (00:00) Chi è Filippo Ghirelli (01:00) Viene mandato in Guinea a 20 anni (02:53) Entra nel Gruppo De Angelis (04:04) Apre la prima azienda durante la crisi (05:22) Perde tutto durante la primavera araba (06:31) Riparte da zero (07:56) Porta Genera Group a €300 mln e vende a un fondo (09:44) Diventa miliardario con Mareterra (12:31) Fonda Infracorp e investe in 60 progetti (15:46) Compra 20 aeroporti in Italia (18:19) La sua logica di investimento (19:49) Le banche italiane falliranno (21:20) Il suo rapporto con il denaro (22:49) Giornata tipo (24:42) Le sue paure oggi (26:26) Consigli e segreti per negoziare — Se vuoi approfondire le storie e i business dei nostri ospiti, iscriviti alla nostra newsletter: https://chapeauproject.substack.com. Registriamo gli episodi al WAO Romolo C30, in Viale Cassala 30 a Milano: https://www.instagram.com/wao_it/. Co-founders 🤩 Filippo Carabelli 👇🏼 https://instagram.com/phil__cara/ https://linkedin.com/in/filippo-carabelli/ Giacomo Luppi 👇🏼 https://instagram.com/giacomo_luppi/ https://linkedin.com/in/giacomoluppi/ Pietro Santini 👇🏼 https://instagram.com/pepe_peperino/ https://linkedin.com/in/pietrosantini/

Il Fallimento della Catena di Hamburger più grande d’Italia 🍔 L’Ascesa e il Declino di Burgez 17 Feb 2026

Nel 2023 hai una delle catene di fast food più grandi d’Italia e fatturi decine di milioni. 1 anno dopo sei sommerso dai debiti e dichiari fallimento. Poi, riparti da zero. Questa è la storia di Simone Ciaruffoli, fondatore di Burgez. Scopri Tot: https://go.tot.money/4sZh8HP e usa il codice chapeaux3 per 3 mesi GRATIS sui piani mensili! Simone Ciaruffoli nasce a Fano nel 1970. A scuola fatica, ma diventa una stella dell’atletica: vince i nazionali e stabilisce record. A 23 anni si infortuna e decide di smettere di correre, ma il padre, che da 5 anni gli faceva da allenatore, non lo accetta e i 2 chiudono i rapporti per anni. Inizia così una lunga serie di lavori. Prima alle Canarie, dove cerca clienti per un resort. Nel 1996 torna nelle Marche e lavora in fabbrica scartavetrando spoiler per la Renault. Si mette in proprio vendendo il servizio alla fabbrica, ma l’azienda internalizza la funzione e resta senza lavoro. Passa quindi tra mercato del pesce, sicurezza di pareti rocciose e pulizia dei silos di zucchero per Eridania. A quel punto, però, un amico lo porta in una biblioteca di Fano, dove scopre il cinema. Così, di giorno lava piatti a Roma e di notte scrive per riviste. Poi vince un concorso, pur senza il diploma richiesto, ed entra in Magnolia facendo l'autore per SOS Tata. Nello stesso stabile diventa autore di Camera Café. Nel 2007 diventa direttore creativo in OVO, una casa di produzione di Milano. Lì, cucinando per i colleghi, inizia ad appassionarsi di cibo e nel 2014 decide di diventare imprenditore. Senza soldi, dorme sul divano della socia e studia hamburger tutto il giorno. Nel 2015 raccoglie €50,000 e apre Burgez: fattura da subito 1,000€ al giorno, ma il locale ne è costato €200,000 e deve restituirne €26,000 al mese. Il brand si distingue per due cose: il formato smash burger e la comunicazione irriverente che prende in giro prodotto e clienti. Così, in pochi mesi diventa virale e arriva da Barbara D’Urso e alla Zanzara. Nel 2019 supera i €4 milioni di fatturato e rifiuta offerte da €25 milioni, inclusa una di Mc Donald’s. Nel 2021, durante il Covid, grazie al formato pensato per il delivery tocca i €13 milioni. A quel punto apre 10 negozi facendo debiti milionari decine di milioni, con l'obiettivo di provare che il suo modello funziona e di massimizzare la valutazione di Burgez in vista dell'investimento di un fondo. Nel 2022, però, la guerra in Ucraina fa salire i costi e i fondi si ritirano. Nonostante le vendite crescano, nel 2024 ha €5 milioni di debiti. Così nel 2025 Simone è costretto a vendere Burgez a Obicà per €1.3 milioni salvando marchio e dipendenti, ma fallisce personalmente. Lo stesso anno lancia Lovemarker, piattaforma per acquistare marchi e punti vendita food & beverage. Quindi, l'abbiamo incontrato a Milano per scoprire tutta la sua storia: (00:00) Chi è Simone Ciaruffoli (01:10) Infanzia e campionati di atletica (03:08) Chiude i rapporti con il padre e va alle Canarie (04:46) Lavora in fabbrica e lancia la sua prima azienda (06:34) Entra nel mondo della TV e diventa autore di Camera Café (09:29) Fonda Burgez (10:56) Raccoglie €50,000 e apre il primo negozio (12:57) La comunicazione assurda di Burgez lo porta a €4 milioni di fatturato (15:35) Offerte di acquisizione e nuove aperture (17:08) Il Covid e le prime difficoltà (18:43) Si indebita per aprire 10 punti vendita (20:40) Non riesce a pagare i debiti e fallisce (22:18) Liquidazione e rimanere con €100 in tasca (24:40) Errori e vita dopo il fallimento (26:41) La nuova azienda di Simone: Lovemarker (28:31) Consigli Copertina: Polidesign Editing: Seequence — Cos'è Chapeau 🧢 Parliamo coi più grandi imprenditori e CEO in Italia per scoprire la loro storia, i loro errori e i loro consigli. Te li facciamo anche conoscere di persona durante i nostri eventi.

Il RE dell'Intimo da Mezzo MILIARDO 👙 Gianluigi Cimmino Fondatore & CEO Yamamay, Fondatore Carpisa 11 Feb 2026

Scopri Hostinger su https://hostinger.com/chapeaucodice con il codice CHAPEAU al checkout hai il 10% di sconto. Nel 2001 un ragazzo napoletano di 26 anni rifiuta uno stipendio da €200 mila euro per trasferirsi in provincia di Varese e lanciare un brand di intimo. Oggi quell’azienda fattura mezzo €miliardo e ha vestito Jennifer Lopez e Cristiano Ronaldo. Gianluigi Cimmino nasce a Roma nel 1973 ma cresce a Napoli, dove la famiglia si trasferisce per seguire il lavoro del padre, che poco dopo fonderà Original Marines. Durante l’università alla Federico II studia economia, ma nel frattempo fa di tutto: organizza feste, lavora come barista e aiuta la madre in negozio. Dopo la laurea lavora come agente di commercio per diversi marchi di moda, finché incontra Sandro Veronesi ed inizia a seguire Calzedonia per alcuni anni. Nel 2000 si iscrive a un master alla Cornell University, negli Stati Uniti. Lì scopre Victoria’s Secret e rimane colpito: capisce che in Italia il mercato dell’intimo femminile moderno praticamente non esiste. Quando torna riceve un’offerta da oltre €200 mila euro l’anno per restare in Calzedonia, ma la rifiuta per creare qualcosa di suo. Nel 2001, a 26 anni, si trasferisce da Napoli a Samarate, in provincia di Varese. Conosce la famiglia Garda, già produttori di intimo, e insieme fondano Yamamay dividendo la società al 50%. Nello stesso periodo rileva anche Carpisa, allora un piccolo negozio di pelletteria, insieme a una famiglia di imprenditori napoletani. L’idea è diventare il marchio di riferimento della valigeria accessibile in Italia, un mercato ancora vuoto. Cimmino si concentra su marketing e distribuzione. Il primo anno fattura €2,5 milioni. Yamamay inizia a distinguersi soprattutto per i reggiseni e che passano al centro dell’identità del brand. Il passo successivo è creare una rete produttiva internazionale: più lenta del previsto. Nel 2009 acquisisce Jaked, marchio tecnico da nuoto ad alte prestazioni, che porta a circa €7 milioni di fatturato. Nel 2012 fonda Pianoforte Holding, con l’obiettivo di riunire tutti i brand sotto un’unica struttura. Negli anni successivi utilizza una strategia di licensing con celebrità globali per crescere. Nascono collaborazioni con Jennifer Lopez, Cristiano Ronaldo, Emily Ratajkowski e Rose Villain, ottenendo enorme visibilità con investimenti relativamente contenuti. Il gruppo si espande rapidamente e supera centinaia di €milioni di ricavi. Diventa in quegli anni anche sponsor di Miss Universo, dove conosce Donald Trump e lo frequenta fino alla sua elezione. Poi arriva il Covid: Carpisa soffre molto il blocco dei viaggi e viene sostenuta finanziariamente dalle altre società sorelle. Oggi il gruppo fattura circa €500 milioni di euro, conta circa 500 negozi e Yamamay e Carpisa fatturano ciascuna circa €150 milioni. Siamo andati nei suoi uffici a Gallarate per farci raccontare tutta la sua storia: (00:00) Chi è Gianluigi Cimmino (01:05) Studia a Napoli e ingresso in Calzedonia (03:28) Rifiuta €200 mila euro per fondare un brand di intimo sexy (04:41) Investe tutto per lanciare Yamamay (06:56) Fonda Carpisa e apre i primi 20 negozi (08:45) Si concentra sui reggiseni e crea la prima rete di produzione (09:47) Rischia di fallire durante il Covid e prende €50 milioni di debito (10:48) Fa serata con Donald Trump a casa sua (12:31) Lancia linee con i VIP più famosi al mondo a costo €0 (15:42) I numeri di Yamamy e Carpisa oggi: €500 milioni di fatturato e i mercati principali (17:04) Come si lancia una nuova linea e giro negli uffici (18:27) Offerte di acquisizione ed errori (19:52) Compra Jaked ma c’è uno scandalo ai mondiali (22:09) Lancia una catena di ristoranti con Sophia Loren (24:14) Fa un secondo investimento nella ristorazione: SPUN (25:15) La giornata tipo di Gianluigi (26:36) Le soddisfazioni più grandi (27:47) Consigli

La più Grande Azienda di YACHT al Mondo è ITALIANA 🛥️ Giovanna Vitelli, Azimut Benetti 03 Feb 2026

La più grande azienda di mega yacht al mondo è italiana e si trova sulle Alpi. Oggi fattura €1.5 miliardi, ma tutto ha inizio 57 anni fa grazie a un 21enne di Torino. Scopri Startup Booster https://startupbooster.it Paolo Vitelli nasce a Torino nel 1947. Mentre studia Economia all’Università, inizia a guadagnare aprendo una discoteca a Torino e affittando barche a vela in Liguria. Con questi primi soldi fonda Azimut nel 1969, inizialmente un concessionario per noleggio di barche. Già nel 1970 riceve l’esclusiva per Amerglass, un marchio olandese di imbarcazioni in vetroresina, nel mercato italiano. Nel 1975 disegna la sua prima barca, l’AZ 43 Bali, e 2 anni dopo l’AZ 32, la prima in assoluto col tettuccio apribile. Grazie alla vetroresina, poi, Paolo riesce a produrre un maggior numero di barche e a proporre prezzi più bassi rispetto ai competitor—tanto che negli anni 70 l’AZ 32 viene chiamata la “Ford T dei Mari”. Inoltre, se fino ad allora quasi tutti gli yacht sembravano delle navi mercantili, Paolo è anche il primo a produrre barche con un design moderno. Così negli anni 80 nascono modelli iconici come il Failaka 105, la prima barca oltre i 30 metri in vetroresina. Negli anni 80 Paolo apre la sede americana a Fort Lauderdale, in Florida, e presto vende agli uomini più ricchi del mondo, come i Rockefeller e gli Onassis. Nel 1985 compra il cantiere Benetti, uno dei più prestigiosi e antichi produttori di megayacht al mondo che stava fallendo dopo una commessa andata male. Rilancia il brand, introduce la vetroresina e inizia a produrre mega yacht in metallo. Poco dopo acquista anche i cantieri di Livorno, Viareggio e Fano. Nel 2000 Azimut|Benetti diventa il più grande produttore di mega yacht al mondo. 3 anni dopo Paolo riceve un’offerta di acquisizione e considera seriamente di vendere l’azienda. A quel punto la figlia Giovanna, 29enne che lavorava in una grande società legale ma lo aveva affiancato in Azimut da quando era bambina, decide di entrare in azienda. Lì inizia a seguire marketing e stesura dei contratti legali. 12 anni dopo diventa Vice Presidente di Strategia e Sviluppo Prodotto e nel 2023 diventa presidente del Gruppo. Dal 2020 al 2025 il fatturato di Azimut|Benetti passa da €840 milioni a €1.5 miliardi perché Paolo e Giovanna innovano il design delle barche, abbassando la prua e la rendono più aperta e abitabile. Oggi Azimut|Benetti è la più grande azienda di mega yacht al mondo, primato che detiene da 26 anni, e dal 2023 Giovanna è a capo dell’azienda. Quindi, siamo andati nella loro sede di Avigliana per incontrarla e scoprire tutta la loro storia: (00:00 Azimut|Benetti: la più grande azienda di mega yacht al mondo (01:00) Il fondatore Paolo Vitelli: trovare i soldi e fondare l’azienda (02:05) Da 0 a €200 milioni di fatturato: come fanno a crescere negli anni 80 (04:01) Diventare la barca dei più ricchi al mondo (05:36) Comprare Benetti, il cantiere di super yacht (08:21) Offerte di acquisizione e ingresso di Giovanna in azienda (11:09) Ricordi e insegnamenti del padre (14:02) Arrivare a €1.5 miliardi di fatturato (16:02) I numeri di Azimut|Benetti oggi (17:58) Il cliente tipo, gli yacht di Ronaldo e Ibrahimovic (19:03) Tempi di attesa per yacht da 70 metri (20:21) Momenti più difficili (21:53) Investimenti: Tamburi e Arabia Saudita (23:27) Giornata tipo (24:38) Consigli e vantaggi dell’Italia Copertina: Polidesign Editing: Seequence — Cos'è Chapeau 🧢 Parliamo coi più grandi imprenditori e manager in Italia per scoprire la loro storia e capire come hanno fatto DAVVERO ad arrivare dove sono: cosa li ha aiutati di più, gli errori, i fallimenti e i consigli PRATICI. E te li facciamo conoscere di persona durante i nostri eventi. Registriamo gli episodi al WAO Romolo C30, in Viale Cassala 30 a Milano: https://www.instagram.com/wao_it/. È anche il nostro ufficio. Se vuoi passare per un caffè al volo, siamo lì ☕️

Si Drogava tutti i Giorni, poi è Diventato MILIONARIO Vendendo la sua Azienda a Bending Spoons 27 Jan 2026

Al liceo Pietro fa uso di sostanze tutti i giorni, poi una chiamata gli cambia la vita. 15 anni dopo vende la sua startup a Bending Spoons e diventa milionario. Scopri Odoo: https://www.odoo.com/r/DQt Pietro Marchetti nasce nel 1991 ad Abano Terme, in provincia di Padova. La madre è insegnante di arte e il padre Maresciallo dell’Aeronautica. Dopo i primi 2 anni di liceo classico, Pietro inizia a fare uso di qualsiasi tipo di dr*ga e vive gli anni più difficili della sua vita. 5 anni dopo la madre della sua ragazza chiama i suoi genitori e racconta loro cosa sta succedendo. Così inizia poi un percorso al SERT e riesce ad uscire dalla dipendenza. A 21 anni Pietro inizia qualche lavoretto al mercato ittico ma non è contento, quindi segue un corso della Regione sul web marketing, inizia un percorso di crescita personale e passa mesi a studiare marketing giorno e notte. Così nel 2015 trova i suoi primi clienti e si mette in proprio, aiutando aziende e professionisti come Filippo Ongaro, il medico degli astronauti, a fare marketing e comunicazione. Il suo modello di business è particolare: invece di farsi pagare in modo "tradizionale", lavora in cambio di quote societarie e si fa dare una % dei profitti che genera. Nel 2018 si stanca della vita da libero professionista e fonda Sensual Dance Fit, un'azienda di scuole di ballo, con Caroline Smith di Ballando con le Stelle. Lì si occupa di far crescere il marchio in franchising e arriva a più di 200 scuole in Italia. Nel 2022 lancia Humamy, una startup che prepara e consegna cibo vegano surgelato, insieme al fratello Marco e sua moglie. Parte dal suo garage ad Abano Terme e il primo anno raccoglie €315,000 per investire in forni e migliorare la logistica. Una sera Luca Ferrari, CEO & Co-founder di Bending Spoons, è a cena da Paolo De Nadai, Co-founder di ScuolaZoo e WeRoad. Lì assaggia un piatto di Humamy e se innamora. Così nel 2023 Bending Spoons compra Humamy e Pietro diventa multimilionario ad appena 31 anni. Dopo aver venduto Humamy, Pietro si trasferisce a Londra, incontra l'amore della sua vita, ha un figlio e si dedica a Pakira: l'azienda con cui gestisce i suoi progetti di marketing e comunicazione con le aziende. Quindi noi di Chapeau l'abbiamo incontrato a Milano per scoprire tutta la sua storia: (00:00) Chi è Pietro Marchetti (01:05) Infanzia (02:06) Inizia a fare uso di sostanze a 15 anni (03:07) Perché comincia a fare uso e impatto sulla sua vita (05:53) Come esce dalla dipendenza (08:17) Ripartire dopo la dipendenza: Università e primi lavori (09:51) La chiamata che gli cambia la vita: come arriva a studiare marketing e pubblicità (12:53) Si mette in proprio e trova i primi clienti (15:27) Fonda Sensual Dance Fit con Caroline Smith (17:17) Fonda Humamy (18:17) Raccoglie i primi €315,000 (19:37) Vende Humamy a Bending Spoons e diventa milionario a 31 anni (20:57) Come cambia la vita dopo la vendita (22:25) Errori più grandi (25:01) Giornata tipo (26:54) Consigli Editing: Seequence—Cos'è Chapeau 🧢 Parliamo coi più grandi imprenditori e CEO in Italia per scoprire la loro storia, i loro errori e i loro consigli. Te li facciamo anche conoscere di persona durante i nostri eventi. Seguici su Instagram se vuoi scoprire tutti i dietro le quinte: https://www.instagram.com/chapeau_project/ Se vuoi approfondire le storie e i business dei nostri ospiti, iscriviti alla nostra newsletter: https://chapeauproject.substack.com. Registriamo gli episodi al WAO Romolo C30, in Viale Cassala 30 a Milano: https://www.instagram.com/wao_it/. È anche il nostro ufficio. Se vuoi passare per un caffè al volo, siamo lì ☕️ Co-founders 🤩 Filippo Carabelli 👇🏼 https://instagram.com/phil__cara/ https://linkedin.com/in/filippo-carabelli/ Giacomo Luppi 👇🏼 https://instagram.com/giacomo_luppi/ https://linkedin.com/in/giacomoluppi/ Pietro Santini 👇🏼 https://instagram.com/pepe_peperino/ https://linkedin.com/in/pietrosantini/

L'Italiana che ha Raccolto €20 MILIONI per Risolvere il Problema della Salute Mentale 🧠 Silvia Wang, CEO & Co-founder di Serenis 23 Jan 2026

Questa settimana abbiamo un episodio speciale: la chiacchierata che abbiamo fatto con Silvia Wang all'Italian Tech Week. Silvia Wang è CEO & Co-founder di Serenis, una delle startup di psicologia online più grandi d'Italia, che ha raccolto più di €20 milioni. Ci ha raccontato la sua storia, come ha fatto a creare Serenis da zero e il futuro del settore della salute mentale. Facci sapere cosa ne pensi e ci vediamo martedì col prossimo episodio ❤️

Il RE di Internet Salvatore Aranzulla 💻 Ha Costruito un Sito da €8 MILIONI Partendo da ZERO 20 Jan 2026

A 12 anni Salvatore Aranzulla inizia a programmare in un paesino siciliano di 1000 abitanti. Oggi fattura €8 milioni con Aranzulla.it, il sito che tutta Italia usa per trovare risposta a qualsiasi domanda. Scopri Tot con uno sconto SPECIALE: https://go.tot.money/4jOnuWA Salvatore Aranzulla nasce nel 1990 a Mirabella Imbaccari, in Sicilia. La madre è casalinga, il padre infermiere. A 11 anni scopre il computer mentre è a casa del cugino, ed è amore a prima vista. Dopo aver convinto i suoi a comprargliene uno, Salvatore passa giorno e notte a studiare informatica e i genitori dei compagni di scuola gli chiedono sempre più spesso di aiutarli a capire come usarlo. Così nel 2002 crea Mirabilweb: la sua prima newsletter per rispondere a tutte le loro domande. In poco tempo arrivano le prime centinaia di iscritti, ma dopo un attacco hacker rischia di perdere tutto. Quindi Salvatore approfondisce la sicurezza informatica e trova decine di bug nei principali siti in Italia, tra cui Google e Poste Italiane. 2 anni dopo, nel 2004, abbandona la newsletter per lanciare Salvatore-Aranzulla.com, il suo primo vero blog in cui dà risposte a domande di tecnologia. Nel 2008 avvia la monetizzazione del sito, che contava 300'000 visitatori mensili, guadagnando circa €1 ogni 1'000 visite. Inizia intanto a collaborare con Virgilio e Libero: il suo blog viene integrato nelle loro pagine di tecnologia in cambio di una parte dei ricavi pubblicitari. Il sito continua a crescere e nel 2008 Salvatore si trasferisce dalla Sicilia a Milano per studiare alla Bocconi, pagando la retta coi soldi guadagnati grazie a Aranzulla.it. Poco dopo viene ricoverato in ospedale, e mentre è in convalescenza crea il sistema dei titoli: un algoritmo per trovare gli argomenti più interessanti per gli italiani e i più pagati dagli inserzionisti. Anche grazie a questa tecnologia, il sito raggiunge decine di milioni di visitatori al mese. Così dal 2019 ad oggi Aranzulla.it ha generato più di €2 milioni di profitti ogni anno, è stato visitato da decine di milioni di italiani e nel 2024 ha generato più di €8 milioni di fatturato senza neanche un dipendente. Questo sistema però negli ultimi anni è stato minacciato dall’arrivo dell’AI: sempre più utenti usano strumenti come ChatGPT e le visite di molti dei siti più visitati al mondo vanno a picco. Per risolvere questo problema, oggi punta sempre di più sull’arbitraggio delle affiliazioni: Salvatore paga delle pubblicità per portare utenti su Aranzulla.it, dove possono comprare prodotti tramite link affiliati. Così Salvo guadagna dalla differenza tra le commissioni sulla vendita e il costo della pubblicità per portare utenti sul sito. Quindi noi di Chapeau l'abbiamo raggiunto a Milano per scoprire tutta la sua storia: (1:00) Chi è Salvatore Aranzulla (1:11) Infanzia e primo computer (2:57) Impara l’informatica da autodidatta (4:07) Crea la prima newsletter (5:37) Perde tutto per colpa di un hacker (6:56) Crea il primo blog e inizia a monetizzare (8:13) Collaborazione con Virgilio.it (9:35) Trasferirsi a Milano dalla Sicilia (10:44) Va in ospedale e sviluppa il Sistema dei Titoli (12:37) Come fattura il primo milione (13:37) Come fa soldi Aranzulla.it (14:44) La pubblicità di Black Mirror in un mattatoio (15:48) I numeri di Aranzulla.it oggi (19:04) Perché non raccoglie fondi? (20:24) Le offerte di acquisizione milionarie (22:00) L’AI farà fallire Aranzulla.it? (25:05) Quali lavori saranno sostituiti dall’AI? (26:30) Giornata tipo (29:32) Palestra (30:57) Dieta (32:11) Consigli—Cos'è Chapeau 🧢 Parliamo coi più grandi imprenditori e CEO in Italia per scoprire la loro storia, i loro errori e i loro consigli. Te li facciamo anche conoscere di persona durante i nostri eventi. Registriamo gli episodi al WAO Romolo C30, in Viale Cassala 30 a Milano: https://www.instagram.com/wao_it/. È anche il nostro ufficio. Se vuoi passare per un caffè al volo, siamo lì ☕️

L'Uomo dietro la Finanza Italiana: Ha Investito €3 MILIARDI in Moncler, OVS e Bending Spoons 13 Jan 2026

Dietro la finanza italiana c’è un investitore romano che gestisce €3 miliardi e ha investito nei marchi più famosi d'Italia. Scopri gratis lo Startup Builder https://www.startupbuilder.it/ Giovanni Tamburi nasce a Roma il 21 Aprile 1954. Studia Economia all’Università Sapienza di Roma e si laurea col massimo dei voti. Nel 1975, terminati gli studi, inizia a lavorare come consulente finanziario in S.O.M.E.A., una società di consulenza economica, dove resta 2 anni. Nel 1977 entra nel Gruppo Bastogi, una delle più grandi holding finanziarie e immobiliari d'Italia, come Assistente del Direttore Generale. Nel 1980 entra come Analista in Euromobiliare, una delle prime banche d'Investimento d'Italia e la prima ad investire in piccole e medie imprese italiane. In 10 diventa Amministratore e Vicedirettore Generale di Banca Euromobiliare. In questo periodo, Giovanni sviluppa importanti relazioni personali con grandi famiglie imprenditoriali italiane e affina la capacità di valutare le aziende, che gli tornerà molto utile in futuro. Segue una breve parentesi nel mondo dell’istruzione come Professore di Finanza Straordinaria nelle università LIUC e LUISS, e poi nel Ministero del Tesoro dove contribuisce alla stesura della legge che, nel 1992, dà inizio alle privatizzazioni di alcune delle più grandi aziende italiane—tra cui IRI, Enel, Eni, Telecom e decine di altre aziende. Nel 1992, dopo aver ricevuto diverse richieste di gestire operazioni di fusione ed acquisizione dai suoi vecchi clienti, Giovanni decide di creare una società per occuparsene: Tamburi & Associati. Mentre in Italia nascono i primi fondi di Private Equity, nel 99 Giovanni decide di fondare Tamburi Investment Partners, una società che investe nelle aziende italiane di maggiore successo con un orizzonte di lungo periodo, per aiutarle a crescere. Così guadagna dall'aumento delle quote delle società in cui investe e dai dividendi che distribuiscono—e non deve vendere le sue partecipazioni a differenza dei fondi tradizionali. Nel 2005 quota T.I.P. sul mercato STAR di Borsa Italiana e negli anni seguenti investe nei più grandi brand italiani: OVS, Moncler, Bending Spoons, Azimut Benetti, Alpitour, Amplifon e moltissimi altri. Oggi Giovanni è il più grande investitore italiano, dalla fondazione di TIP ad oggi ha investito più di €3 miliardi e dal 2015 al 2025 ha generato un ritorno medio annuo del 21%—bettendo persino Warren Buffett. Quindi noi di Chapeau l'abbiamo raggiunto nei suoi uffici di Milano per scoprire la sua storia, farci raccontare i suoi più grandi investimenti e il suo più grande rimpianto: (00:00) Chi è Giovanni Tamburi (01:00) Infanzia e primi lavori (02:50) Carriera in Euromobiliare (04:19) Anno sabbatico e privatizzazione Eni e Enel (06:38) I suoi 3 mentori e i loro insegnamenti (07:57) Si mette in proprio e fonda T.amburi & Associati (09:27) Fonda TIP e scoppia la bolla di internet (12:07) Il primo grande investimento: Interpump (13:50) Investimento in Amplifon (15:47) Incontro con Remo Ruffini e investimento in Moncler (19:08) Investimento in OVS e la chiamata con Stefano Beraldo (21:51) Il più grande rimpianto e i numeri di TIP oggi (23:31) Cos'hanno in comune i più grandi imprenditori (24:30) Come risolvere i problemi delle startup italiane (26:06) Trasformare 15 milioni in 300 miliardi investendo in Bending Spoons (28:44) L'AI è una bolla (30:37) Giornata tipo (32:37) Consigli (34:00) Cosa farebbe se avesse 25 anni + libri da leggere —Cos'è Chapeau 🧢 Parliamo coi più grandi imprenditori e CEO in Italia per scoprire la loro storia, i loro errori e i loro consigli. Te li facciamo anche conoscere di persona durante i nostri eventi. Seguici su Instagram se vuoi scoprire tutti i dietro le quinte: https://www.instagram.com/chapeau_project/ Se vuoi approfondire le storie e i business dei nostri ospiti, iscriviti alla nostra newsletter: https://chapeauproject.substack.com.

Il RE delle Polo: l’Italiano che Ha Creato un Marchio da €200 MILIONI con una Modella Argentina 👕 23 Dec 2025

Un ragazzo romano molla un lavoro da €600.000 per fondare un’azienda di moda con una modella argentina. Oggi ha uno dei marchi di polo più grandi al mondo e fattura più di €100 milioni. Scopri Odoo https://www.odoo.com/r/NSsH Lando Simonetti nasce a Roma nel 1942. 7 anni dopo la sua famiglia si trasferisce in Argentina, dove nel 65 Lando si laurea in Marketing e Comunicazione all’Università del Salvador di Buenos Aires. Quell’anno fonda anche un giornale, ma negli anni 70 l’inflazione in Argentina esplode e Lando si trova costretto a chiuderlo nel 74. A questo punto si trasferisce in Nicaragua, inizia a lavorare nella moda e a 33 anni arriva a gestire una delle più grandi fabbriche di jeans in America centrale. C’è però un problema: la fabbrica è di proprietà del dittatore del Nicaragua Anastasio Somoza Debayle e proprio negli anni 70 si diffonde il Sandinismo, il movimento rivoluzionario che nel 79 pone fine al suo regime. Quell’anno quindi Lando decide di trasferirsi a Boston, dove diventa Vice Presidente di Hoffmann Company, all’epoca una delle più grandi aziende al mondo di jeans insieme a Levi’s, Lee, Wrangler e Calvin Klein Jeans, e vende denim a marchio Landlubber in tutto il mondo. Nell'83 Sidney Swartz, uno dei 2 figli del fondatore di Timberland, gli offre un lavoro milionario e una percentuale di proprietà dell'azienda di scarponi. Lando però nel frattempo conosce Gachi Ferrari, modella e presentatrice televisiva famosissima in Argentina e decide di mollare tutto per trasferirsi con lei a Buenos Aires e fondare un’azienda di attrezzatura e abbigliamento da polo. Così nel 1985 nasce La Martina. Lo stesso anno Lando crea una squadra di polo e partecipa all’Abierto, uno dei tornei più prestigiosi al mondo. Riesce anche a convincere la Federazione a introdurre gli sponsor nei tornei e negli anni 80 fornisce maglie e attrezzatura per le squadre che partecipano ai Campionati del Mondo. Dal 91 le maglie coi colori e le bandiere delle Nazioni vanno a ruba in Argentina anche fuori dal campo perché Lando le fa indossare ai ragazzi nelle discoteche più belle di Buenos Aires. Lo stesso anno inizia a vendere in Europa: i primi anni sono deludenti, ma nel 1994 il marchio esplode in Europa, supera i €100 milioni di fatturato e inizia a vestire personaggi come Schumacher, Stallone e decine di capi di stato. I loro fan #1 però sono i reali inglesi: la Regina d’Inghilterra li invita al suo compleanno nel 90, i principi William e Harry partecipano a decine di tornei di polo con le maglie La Martina e Elisabetta propone addirittura a Lando di aprire un negozio nel suo Country Club. In questi 45 anni Lando ne ha fatte di tutti i colori: dalle offerte di acquisizione di Bernard Arnault di LVMH all’amicizia con Ralph Lauren e oggi ha uno dei marchi di polo più famosi al mondo insieme a Ralph Lauren e Lacoste. Quindi noi di Chapeau abbiamo preso un volo di 18 ore per Buenos Aires e abbiamo raggiunto Lando e Gachi nel loro ufficio di Buenos Aires: (00:00) Chi è Lando Simonetti (01:00) Infanzia a Roma (01:58) Arrivo in Argentina e Studi (04:04) Primi lavori e fallimento (05:16) Lavorare in una fabbrica di jeans in Nicaragua (06:48) Minacce e fuga dal Nicaragua (07:59) Va a Boston e guadagna €150.000 in Hoffmann Company (09:10) Diventare numero 2 di Timberland (10:31) Seguire l’amore in Argentina e ripartire da zero (12:42) Evitare la bancarotta (13:45) Fonda La Martina (15:01) Passare da 0 a 1 (17:56) Inventa le sponsor nel Polo (20:06) Iniziare a vendere le polo (21:18) Incontro con Luciano Benetton (22:32) Primi anni di La Martina (23:32) Rapporto con la Famiglia Reale (24:44) Dentro gli uffici di La Martina (26:30) Rapporto con Ralph Lauren (27:38) Polemica con Lacoste e la nascita della polo (28:53) Cosa ne pensa di USSN Polo (29:55) La Regina, Harvard e Nikkeri (31:57) Offerte di acquisizione (33:28) Passaggio ai figli (34:34) Consigli

Dentro la Fabbrica di Bauli 🎄 Come si Fanno Pandori e Panettoni 17 Dec 2025

A Natale in Italia si spendono €600 milioni in pandori e panettoni. Per scoprire come si producono, siamo andati a Castel d’Azzano per visitare la sede di Bauli, la più grande azienda al mondo di dolci di Natale—17 milioni all’anno e ha quasi il 40% del mercato dei dolci di Natale. Scopri Tot https://go.tot.money/4pue7gv La storia di panettone e pandoro Nel 1400 in Italia si celebrava il Rito del Ceppo: la Vigilia di Natale le famiglie bruciavano un pezzo di legno nel camino e mangiavano 3 pagnotte. Nel 600 vengono aggiunti burro e canditi. Nel 1919, però, il pasticcere Angelo Motta aggiunge un pirottino e uno stampo cilindrico. Il pandoro invece nasce nel 1894, quando il pasticcere vereonese Domenico Melegatti inventa il dolce a forma di stelle a 8 punte. Dagli anni 50, il pandoro arriva in tutta Italia grazie agli investimenti in produzione e pubblicità della famiglia Bauli. Come si producono? 👨🏼‍🍳 Tutto inizia dal lievito madre e si forma l’impasto che va poi in impastatrice per circa 20 minuti, si rilassa e passa alla spezzatura. Segue la pirlatura, dove viene arrotondato perché non si afflosci, e la messa in pirottino. In seguito l’impasto viene trasportato nelle celle di lievitazione per 8 ore. L’impasto cuoce quindi in forno per 1 ora a una temperatura media di circa 190. A questo punto, se il dolce è farcito, si aggiungono le creme. Infine pandori e panettoni vengono impacchettati, messi in magazzino e spediti ai supermercati. Bauli oggi ha anche il 22% del mercato dei croissant. Nel 2009, oltre ai panettoni a marchio Motta, Bauli compra da Nestlé anche Buondì, Girella e Yo-Yo. In 103 anni Bauli è arrivato a fatturare €650 milioni anche grazie agli investimenti in comunicazione e a pubblicità iconiche come “Ba ba ba Bauli” e “A Natale puoi”. Quindi abbiamo parlato con Luca Casaura, Chief Marketing Officer dell’azienda: Negli ultimi anni Luca ha raddoppiato gli investimenti in pubblicità, principalmente in TV nella fascia dai 45 anni in su. Le campagne partono dall’elaborazione di un’idea creativa da parte di un’agenzia, che viene poi valutata dal dipartimento Marketing di Bauli. Dopodiché parte la produzione TV, si monta il contenuto, e lo si consegna alle emittenti. La realizzazione di una campagna natalizia dura da circa 7 mesi: da maggio a novembre. Per lanciare un nuovo prodotto ci sono 2 approcci: “Pull” , che guarda al mercato, e “Push”, che invece parte da uno studio con i consumatori. Ad ogni fase di sviluppo si valuta il potenziale economico del prodotto per valutare se continuare o meno il processo. Il tempo necessario per il lancio di un nuovo prodotto varia dai 6 mesi ai 2 anni e può costare milioni di €. Se vuoi approfondire la storia di Bauli, guarda il video integrale con Michele Bauli, Presidente dell’azienda, sul nostro canale. (00:00) La storia di pandoro e panettone (01:32) Lievito madre e impasto (03:11) Lievitazione, cottura e impacchettamento (04:45) Come si producono croissant, Yo-Yo e Girella (06:04) Pubblicità più iconiche e investimenti (07:31) Come nasce una pubblicità di Natale (09:11) Come si lancia un nuovo prodotto (10:36) Diventare CMO di Bauli (11:41) Giornata tipo (13:06) La storia di Bauli — Seguici su Instagram se vuoi scoprire tutti i dietro le quinte: https://www.instagram.com/chapeau_project/ Se vuoi approfondire le storie e i business dei nostri ospiti, iscriviti alla nostra newsletter: https://chapeauproject.substack.com. Co-founders 🤩 Filippo Carabelli 👇🏼 https://instagram.com/phil__cara/ https://linkedin.com/in/filippo-carabelli/ Giacomo Luppi 👇🏼 https://instagram.com/giacomo_luppi/ https://linkedin.com/in/giacomoluppi/ Pietro Santini 👇🏼 https://instagram.com/pepe_peperino/ https://linkedin.com/in/pietrosantini/

La famiglia italiana che fa €650 milioni con pandori e panettoni 09 Dec 2025

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L’ex Militare Italiano che Vuole Salvare la Terra dagli Asteroidi 🛰️ David Avino, CEO Argotec 05 Dec 2025

Scopri Hostinger https://hostinger.com/chapeau30 e usa il codice CHAPEAU30 per uno sconto speciale del 30% David Avino nasce a Foligno nel 1971, si laurea in Informatica e nell'89 entra nell'Esercito Italiano. Lì diventa Ufficiale dei Paracadutisti della Folgore. Nell'89 decide di cambiare vita e lavora 4 anni in Alenia Spazio come Responsabile dell'Ingegneria. Dal 2002 lavora all'Agenzia Spaziale Europea e inizia ad addestrare asronauti come Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano. 4 anni dopo molla il suo lavoro da €130,000 per lanciare la sua prima azienda e 2 anni dopo fonda Argotec: un'azienda che costruisce satelliti per lo spazio profondo, le telecomunicazioni e l’osservazione della Terra. Oltre ai satelliti, poi, sviluppano sistemi per astronauti, tra cui la prima macchinetta del caffè della storia usata nello spazio dagli astronauti. Dal 2008 ad oggi, in un settore come quello spaziale in cui colossi come SpaceX raccolgono miliardi, Argotec arriva a fatturare €60 milioni a apre una sede da 11,500mq a forma di navicella spaziale. Oggi sono una delle aziende di satelliti più grandi d'Italia, quindi noi di Chapeau li abbiamo raggiunti allo SpacePark, la loro sede, per scoprire tutta la loro storia: (00:00) Chi è David Avino(01:17) Infanzia, studi e ingresso nell’esercito(02:55) La missione che gli cambia la vita(04:11) Lavorare all’Agenzia Spaziale Europea e addestrare astronauti(05:36) Mollare un lavoro da €130,000 per fondare la sua prima azienda(07:18) Fondare Argotec: come è andato da 0 a 1(08:19) La prima macchinetta del caffè nello spazio(11:54) Mandare un satellite a 14 milioni di km dalla Terra(12:54) Da 0 a €62 milioni senza raccogliere 1€(15:04) Raccogliere €150 milioni(16:07) Deviare un asteroide con un satellite(17:57) Come si produce un satellite(19:18) Giornata tipo(21:20) Colonie sulla Luna e su Marte. Quando ci arriveremo?(22:44) Consigli e post creditCopertina: PolidesignEditing: Seequence Studio —Cos'è Chapeau 🧢 Parliamo coi più grandi imprenditori e manager in Italia per scoprire la loro storia e capire come hanno fatto DAVVERO ad arrivare dove sono: cosa li ha aiutati di più, gli errori, i fallimenti e i consigli PRATICI. E te li facciamo conoscere di persona durante i nostri eventi. Seguici su Instagram se vuoi scoprire tutti i dietro le quinte: https://www.instagram.com/chapeau_project/ Se vuoi approfondire le storie e i business dei nostri ospiti, iscriviti alla nostra newsletter: https://chapeauproject.substack.com. Registriamo gli episodi al WAO Romolo C30, in Viale Cassala 30 a Milano: https://www.instagram.com/wao_it/. È anche il nostro ufficio. Se vuoi passare per un caffè al volo, siamo lì ☕️Co-founders 🤩Filippo Carabelli 👇🏼 https://instagram.com/phil__cara/ https://linkedin.com/in/filippo-carabelli/ Giacomo Luppi 👇🏼 https://instagram.com/giacomo_luppi/ https://linkedin.com/in/giacomoluppi/ Pietro Santini 👇🏼 https://instagram.com/pepe_peperino/ https://linkedin.com/in/pietrosantini/Simone Roccoli 👇🏼 https://www.instagram.com/simone.roccoli/ https://www.linkedin.com/in/simone-roccoli/Se sei arrivato a leggere fin qui, CHAPEAU 🧢 Dicci pure se c'è qualche imprenditore che vorresti conoscere, così proviamo a contattarli 🤩

Dalla Bancarotta a €1.2 MILIARDI di Fatturato 👕 Marco Boglione, Proprietario di Kappa, K-Way e Superga 03 Dec 2025

Qui https://www.ticketrestaurant.it/chapeauproject trovi una promo ESCLUSIVA con cui puoi ottenere tutti i vantaggi dei buoni pasto Ticket Restaurant ®️ Edenred Marco Boglione nasce a Torino nel 56. Nel 74 si diploma al Collegio Filippin di Paderno del Grappa. Lì apre un banco dei pegni e un business di foto ricordo. Poi s'iscrive a Ingegneria al Politecnico di Torino, che molla dopo 2 anni. Nel 76 conosce Maurizio Vitale, AD del Maglificio Calzificio Torinese, azienda fondata nel 1916 in cui erano nati Robe di Kappa e Jesus Jeans. Nel 76 entra al Maglificio e fa rapidamente carriera. Nel 78 convince Maurizio a lanciare Robe di Kappa Sport (oggi Kappa) e a 25 anni diventa Direttore Commerciale. Lo stesso anno i 2 chiudono la prima sponsorizzazione di sempre con la Juventus. Nell'84, su consiglio di Vitale che nel frattempo si ammala, lascia il Maglificio e fonda la Football Sport Merchandise: la prima azienda a vendere magliette delle squadre di calcio ai consumatori. Dall'84 al 94 il fatturato cresce, ma i debiti esplodono. Nel 94 la FSM è a un passo dal fallimento, ma il Maglificio Torinese fallisce. In 6 mesi Marco trova i 22 miliardi di lire per comprare marchi e magazzino del Maglificio. La storia di come ci riesce è FOLLE ma troppo lunga per inserirla qui (c'entrano un miliardario giapponese e uno cinese, la Rinascente, Berlusconi e i Benetton). Così Marco riesce a evitare il fallimento e riparte. Nel 95 fonda BasicNet: azienda che si occupa di design, industrializzazione, marketing e di gestire la rete di produttori e distributori che vendono vestiti in tutto il mondo. Nel 96 riceve un’offerta di acquisizione da €60 milioni. La rifiuta e nel 99 quota BasicNet alla Borsa Italiana a €120 milioni. Nel 2004 compra Superga e K-Way. In 20 anni il fatturato di K-Way passa da €0 a €147 milioni e nel 2024 vende il 40% di K-Way per €190 milioni. Nel 2017 compra Sebago e nel 2025 Woolrich per €90 milioni. Oggi BasicNet fattura più di €400 milioni con Kappa, Robe di Kappa, Jesus Jeans, K-Way, Superga, Briko, Sebago e Woolrich e le vendite aggregate superano €1.2 miliardi. Siamo andati nel quartier generale di BasicNet a Torino per scoprire tutta la storia di Marco: (00:00) Chi è Marco Boglione (01:22) Infanzia e incidente (02:44) Collegio e prime esperienze imprenditoriali (04:02) Mollare l'Università e l'incontro che gli cambia la vita (05:03) Primi lavori al Maglificio Calzificio Torinese (+ primo stipendio) (06:19) Come nasce Jesus Jeans (08:06) La nascita di Kappa (09:37) Sponsorizzare la Juventus: la prima sponsorship della storia (11:27) Chiudere il contratto con l'Ajax a 22 anni (12:57) Sponsorizzare la Nazionale americana di atletica alle Olimpiadi (15:12) La m*rte di Maurizio Vitale e la fondazione della Football Sport Merchandising (17:44) Da 0 a 1: debiti e lavorare in garage (20:16) A un passo dalla bancarotta: i debiti e il cliente da 1.9 miliardi che non lo paga (22:16) La Rinascente compra il 20% dell'azienda di Marco (25:12) Trovare 21 miliardi di lire per evitare la bancarotta e comprare il Maglificio (27:38) Raccogliere gli ultimi 6.5 miliardi: il miliardario cinese e Enrico Minoli (32:57) Comprare il Maglificio all'asta fallimentare (34:54) Fondare BasicNet: il periodo da 0 a 1 (37:02) La sponsorizzazione del Barcellona di Ronaldo (39:00) Sponsorizzare la Nazionale italiana di calcio (40:37) L'offerta di acquisizione da €60 milioni a 38 anni (42:50) La quotazione in Borsa Italiana (44:22) Il crollo delle azioni (46:02) Comprare K-Way e Superga per €42 milioni (47:02) €12 milioni di debiti personali e rischiare il fallimento (49:17) Portare K-Way da €0 a €147 milioni in 20 anni (51:09) Comprare Sebago per €12 milioni (53:40) Vendere il 40% di K-Way per €190 milioni (54:38) Com'è arrivato a €1.2 miliardi di vendite aggregate (56:23) Giornata tipo (58:48) Comprare un'isola in Sardegna (1:00:36) Che fine ha fatto il giapponese che gli ha dato 21 miliardi? (1:02:41) Paure (1:03:51) Consigli

Lamborghini: la Supercar Italiana da €3 Miliardi 🐂 Stephan Winkelmann, Presidente e CEO di Lamborghini 19 Nov 2025

La storia di Lamborghini comincia nel 1963 a Sant’Agata Bolognese con Ferruccio Lamborghini che produce la sua prima macchina. Scopri Tot https://go.tot.money/StephanWinkelmann il modo migliore per gestire tutti i tuoi sbatti burocratici se sei un imprenditore! La leggenda vuole che Ferruccio decida di entrare nel mondo delle auto sportive dopo una discussione con Enzo Ferrari sulla frizione della sua Ferrari personale. Così, costruisce Il suo primo modello: la 350 GT. Nel 1966 arriva la svolta con la Miura, considerata la prima vera supercar della storia e il modello che trasforma Lamborghini in un’icona globale. Nel 1974 arriva anche la Countach, la prima super sportiva con le portiere a forbice. Nel 1972, però, il governo boliviano annulla un ordine di 5,000 trattori a causa di un colpo di stato e Ferruccio arriva a un passo dalla bancarotta. L’unica opzione che gli rimane è cedere il 51% a Georges-Henri Rossetti, un imprenditore francese e, l’anno dopo, anche il restante 49% a René Leimer. Con la nuova proprietà, la crisi di Lamborghini continua e, nel 1978, entra in amministrazione controllata. Nel 1981 2 fratelli francesi, i Mimran, la salvano e la rilanciano investendo decine di milioni. Solo 6 anni dopo, però, la vendono a Chrysler. Poi, nel 1998, il gruppo Volkswagen acquista l’azienda. Da lì, parte una serie di modelli allucinanti: la Murciélago la Gallardo, la Reventón e l’Aventado. 3 anni dopo esce anche la Huracan e in quegli anni escono delle serie limitate da milioni di € totalmente folli, tipo la Sesto Elemento, la Veneno e la Centenario. La vera svolta per l’azienda, però, arriva nel 2018 con la Urus, il primo SUV supersportivo che oggi genera quasi €1.5 miliardi di fatturato. Il 2023 è un anno storico per Lambo, perché nasce la Revuelto, seguita dalla Temerario e dalla Urus SE. Oggi, tutti i modelli di Lamborghini sono PHEV (Plug-in Hybrid Electric Vehicles). Dal 2005 al 2024 Lamborghini passa da €243 milioni a €3 miliardi di fatturato e dietro a questa crescita folle c’è una persona: Stephan Winkelmann, Presidente e CEO dal 2005 al 2016 e poi dal 2020 ad oggi. Stephan nasce a Berlino nel 1964. A 4 anni si trasferisce a Roma. Dal 1984 studia Scienze Politiche, prima a La Sapienza di Roma e poi alla MLU di Monaco, dove per 2 anni presta servizio nel corpo dei paracadutisti dell esercito tedesco. Dopo la laurea, nel 1991 Stephan lavora 9 mesi in LMU, un gruppo finanziario tedesco, e poi 2 anni in Mercedes come venditore. Nel 1994 entra in FIAT come Responsabile Vendite dell’Alfa Romeo e a 39 anni diventa CEO di FIAT prima per Austria e Svizzera e poi per la Germania. Poi, nel 2005 arriva una chiamata dal gruppo Volkswagen, che gli chiede di diventare CEO di Lamborghini. Stephan accetta e rimane in carica dal 2005 al 2016, facendo crescere il fatturato dell’azienda da €243 milioni a €900 milioni. Dal 2016 al 2020 esce temporaneamente dall’azienda per diventare prima CEO di Audi Sport e poi di Bugatti. Nel 2020 torna in Lamborghini e raddoppia il fatturato dell’azienda in 5 anni. Quindi, noi di Chapeau siamo andati a Sant’Agata Bolognese, nel quartier generale di Lamborghini, per scoprire tutta la sua storia e quella dell’azienda: (00:00) Chi è Stephan Winkelmann (01:00) La storia di Lamborghini (03:32) Studi e primi lavori (04:31) Da venditore in Alfa Romeo a CEO di Fiat in Germania (06:24) Diventare CEO di Lamborghini (e cosa gli hanno chiesto al colloquio) (07:29) Portare Lamborghini da €240 a €900 milioni in 10 anni (09:50) Diventare CEO di Bugatti e Audi Sport (10:57) Da €1.6 a €3 miliardi in 5 anni: secondo round come CEO di Lambo (14:08) TUTTI i numeri di Lamborghini oggi (15:48) Lista d’attesa e cliente più grosso al mondo (17:39) Quando esce la prima Lambo elettrica? (20:08) Giornata tipo (23:03) Momenti più difficili (24:30) Consigli per diventare CEO (25:30) Consigli per fare impresa —Seguici su Instagram: https://www.instagram.com/chapeau_project/

L’Eredità di Giorgio Armani: la Storia del RE della Moda 🧵 13 Nov 2025

Nel 1934, a Piacenza nasce un ragazzo destinato a fare la storia della moda: Giorgio Armani. Clicca qui https://learnn.com/partnership/?by=cheapeau&utm_medium=video&utm_source=https://www.youtube.com/&via=chapeau per risparmiare 50 euro sul piano annuale di Learnn! Giorgio cresce in una famiglia umile e la sua la sua infanzia non è semplice: vive la guerra mondiale, viene ferito da una bomba, e perde il suo primo amore a 12 anni. Nel 1949 si trasferisce a Milano. A 22 anni, inizia a lavorare alla Rinascente: prima come commesso, poi negli acquisti della moda uomo e nel disegno delle vetrine. È qui che inizia a nascere la sua idea di stile. Poi due incontri gli cambiano la vita. Nel 1965 conosce Nino Cerruti, un imprenditore tessile, che lo assume nel suo lanificio. Lì Armani lavora alla linea Hitman, impara i tessuti, e matura la sua idea di stile. Poco dopo conosce Sergio Galeotti a Forte dei Marmi, che presto diventerà suo compagno nella vita e negli affari. Nel 1973 creano una società e Armani inizia a lavorare come consulente per altri brand, come Max Mara, Allegri e Bagutta. Due anni dopo, nel 1975, nasce ufficialmente la Giorgio Armani S.p.A. Iniziano a produrre grazie a un accordo di licensing con GFT, il Gruppo Finanziario Tessile. Armani gestisce creatività e marketing, GFT produzione e distribuzione. La prima collezione viene presentata a Palazzo Pitti. Giorgio rivoluziona la moda dell’epoca con la sua giacca destrutturata, priva di imbottiture inutili, e una palette minimalista (bianco, nero, blu-Armani). Nel 1976 arriva anche la linea donna. Armani capisce presto la portata di Hollywood, e negli anni ’70 veste le più grandi star di quel periodo come Diane Keaton e Richard Geere. Da lì decide di aprire un ufficio a Los Angeles e diventa lo stilista di altri grandi artisti come Tom Cruise, George Clooney e Beyonce. Il successo internazionale non tarda ad arrivare. Nel 1979 vince il Neiman Marcus Award e nel 1982 finisce sulla copertina del TIME: nessuno stilista italiano c’era mai riuscito.Nel 1985 la vita di Giorgio è sconvolta da una tragedia: muore improvvisamente Sergio Galeotti. È un colpo durissimo. Tutti pensano che Armani venderà o cadrà. Invece fa l’opposto: rileva l’intera società e va avanti da solo. Ma cosa distingueva Armani dagli altri? Il suo stile era elegante e pulito, rifiutava l’ostentazione. Negli anni ’90 e 2000 Armani costruisce un impero: integra la produzione acquistando fabbriche (anche da GFT) e internalizza rivenditori in Giappone. Già nel 2000 supera il miliardo di fatturato. Passa da designer a vero e proprio imprenditore mondiale. Lancia diverse linee nel mondo della moda come Emporio Armani e Armani Jeans, Armani Exchange, EA7 e Armani Privé. Inoltre, crea un brand lifestyle a 360 gradi, entrando in altri settori. Lancia Armani Casa, profumi, ristoranti con lo chef giapponese Nobu, due Armani Hotel a Dubai e Milano, accessori come occhiali con Luxottica, e compra anche l’Olimpia Milano, una squadra di basket che riporta in cima alla classifica. Nel 2019 Armani diventa lo stilista più ricco del mondo con un patrimonio di circa 10 miliardi, e il gruppo arriva a fatturare 2,3 miliardi nel 2024. Armani ha sempre difeso l’indipendenza dell’azienda, rifiutando offerte da miliardi. Aveva però un rimpianto: aver sacrificato troppo la vita personale per il lavoro. Giorgio è sempre stato in prima linea nell’azienda, fino alla sua morte il 4 settembre 2025. (00:00) Giorgio Armani (00:30) Infanzia e studi (02:10) Ingresso nella moda (04:20) Nasce la Giorgio Armani S.p.a. (11:06) Tratti distintivi (12:27) L’espansione (16:05) Sfide, sacrifici e intuizioni (17:15) L’eredità — Co-founders 🤩 Filippo Carabelli 👇🏼 https://instagram.com/phil__cara/ https://linkedin.com/in/filippo-carabelli/ Giacomo Luppi 👇🏼 https://instagram.com/giacomo_luppi/ https://linkedin.com/in/giacomoluppi/ Pietro Santini 👇🏼 https://instagram.com/pepe_peperino/ https://linkedin.com/in/pietrosantini/

Lo Scienziato Italiano che Costruisce il Reattore di Iron Man nella Vita Reale ⚛️ Proxima Fusion 11 Nov 2025

Hai presente il reattore di Iron Man? In Italia c’è un ragazzo di 32 anni che ha raccolto €230 milioni per costruirne uno…solo che il suo è di 10 metri. Scopri Startup Builder https://www.startupbuilder.it/ Francesco Sciortino nasce a Viterbo nel 1993. Passa l'ultimo anno di liceo a Milnthorpe, un paesino sperduto nel Nord dell'Inghilterra, e nel 2016 si laurea in Fisica all'Imperial College di Londra. Nel 2014 fa uno scambio di un anno all'EPFL di Losanna e nel 2015 passa 3 mesi all'Istituto di Fisica del Plasma di Princeton. Sia a Losanna che Princeton lavora a un Tokamak, una macchina per la fusione nucleare: lo stesso processo che avviene nel Sole, in cui i nuclei di 2 atomi leggeri si uniscono in 1 più pesante e liberano un botto di energia (il contrario della fissione, il meccanismo che invece fa funzionare le centrali nucleari, in cui 1 atomo pesante si divide in 2 leggeri). una stanza a forma di ciambella in cui viene una miscela di gas. Grazie a una corrente elettrica, il gas viene scaldato fino a temperature 10 volte superiori al sole—tipo 150 milioni di gradi. Così si trasforma in plasma e rimane sospeso nella stanza, perché le pareti sono ricoperte da magneti. A questo punto, le particelle iniziano a muoversi a 1000 km/s per la temperatura altissima e alcune si fondono producendo un’enorme quantità di energia. Ok, ma cos'è la fusione nucleare? è 00:00 Chi è Francesco Sciortino 01:00 Liceo e viaggio in Inghilterra 02:05 Università e primi esperimenti sulla Fusione: Losanna e Princeton 04:35 Dottorato al MIT di Boston 06:10 Lavora alla macchina per la Fusione più grande al mondo 07:50 Trova i soci e si licenzia 09:37 Raccoglie €230 milioni 13:03 Come usa i 230 milioni 14:07 Quando avremo (davvero) la Fusione Nucleare 15:51 Paure e gestione dello stress 17:01 Sfidare i colossi dell'Energia 18:05 Giornata tipo 19:05 Come raccogliere fondi 20:21 Gli imprenditori europei non hanno voglia di lavorare? 21:59 Come ha convinto i migliori ingegneri di SpaceX e Tesla 23:05 Consigli per fare impresaCos'è Chapeau 🧢 Parliamo coi più grandi imprenditori e manager in Italia per scoprire la loro storia e capire come hanno fatto DAVVERO ad arrivare dove sono: cosa li ha aiutati di più, gli errori, i fallimenti e i consigli PRATICI. E te li facciamo conoscere di persona durante i nostri eventi. Seguici su Instagram se vuoi scoprire tutti i dietro le quinte: https://www.instagram.com/chapeau_project/ Se vuoi approfondire le storie e i business dei nostri ospiti, iscriviti alla nostra newsletter: https://chapeauproject.substack.com. Registriamo gli episodi al WAO Romolo C30, in Viale Cassala 30 a Milano: https://www.instagram.com/wao_it/. È anche il nostro ufficio. Se vuoi passare per un caffè al volo, siamo lì ☕️ Co-founders 🤩 Filippo Carabelli 👇🏼 https://instagram.com/phil__cara/ https://linkedin.com/in/filippo-carabelli/ Giacomo Luppi 👇🏼 https://instagram.com/giacomo_luppi/ https://linkedin.com/in/giacomoluppi/ Pietro Santini 👇🏼 https://instagram.com/pepe_peperino/ https://linkedin.com/in/pietrosantini/ Simone Roccoli 👇🏼 https://www.instagram.com/simone.roccoli/ https://www.linkedin.com/in/simone-roccoli/ Se sei arrivato a leggere fin qui, CHAPEAU 🧢 Dicci pure se c'è qualche imprenditore che vorresti conoscere, così proviamo a contattarli 🤩

A 16 Anni Ha Aperto la sua Cantina, ora Fa uno dei Vini Migliori del MONDO 🥂 Ca' del Bosco 29 Oct 2025

Nel 1972 un ragazzo di 16 anni s’indebita per aprire una cantina sul lago d’Iseo. Oggi quella cantina fattura €52 milioni e fa uno dei vini migliori al mondo. Scopri Tot https://go.tot.money/MaurizioZanella Maurizio Zanella nasce a Bolzano nel 1956. Il piccolo Maurizio odia fare quello che fanno gli altri. Quindi, mentre i compagni di classe studiano, lui partecipa alle manifestazioni. Così, quando Maurizio ha 14 anni, il padre Albano per punirlo lo manda a fare lo scaricatore di porto a Liverpool tutta l’estate. Di ritorno in Italia, Albano lo porta in una piccola casa nel mezzo di un bosco ad Erbusco. Lì Maurizio vive con i Gandossi, una famiglia di fattori, e inizia a conoscere i territori della Franciacorta, un territorio in provincia di Brescia. Il vero momento di svolta per Maurizio, però, avviene quando partecipa ad un viaggio in Francia per i produttori di vino lombardi, dove visita lo Champagne e la cantina Romanée Conti, il vino più costoso al mondo. Lì s’innamora del vino e, tornato a Erbusco, decide di fondare la sua cantina. Per partire, Maurizio va in banca e apre un prestito da €80.000—che il padre garantisce senza dirlo né a lui né alla madre. All’epoca, gli italiani bevevano più di 100 litri di vino all’anno, ma la qualità era infima. L’idea di Maurizio era quindi produrre vino di alta qualità, proprio come aveva visto fare in Francia durante il suo viaggio. Così, per produrre le prime bottiglie, Maurizio convince uno dei più grandi enologi italiani a venire a lavorare per lui. Dopo 20 giorni però lo caccia e nel 1978 assume André Dubois, ex enologo di Moët & Chandon. Così nel ‘79 nasce la prima bollicina Franciacorta di Ca’ del Bosco. I primi anni dopo la fondazione, però, sono infernali: Maurizio cerca di vendere le sue bottiglie in tutte le drogherie di Milano, ma nessuno le compra perché il Franciacorta è ancora troppo poco conosciuto. Così a Maurizio viene l’idea geniale di vendere le bottiglie direttamente ai consumatori—tipo Amazon, ma 30 anni prima. Negli stessi anni, Maurizio conosce Luigi Veronelli, uno dei più grandi giornalisti del tempo, il primo critico enogastronomico nella storia d’Italia. Anche grazie all’amicizia con Veronelli, Ca’ del Bosco continua a crescere in Italia, ma ha un problema: all’estero sono tutti ossessionati dallo Champagne e nessuno considera il Franciacorta. Quindi Maurizio organizza delle degustazioni alla cieca in giro per il mondo. I risultati sono sorprendenti: Ca’ del Bosco se la gioca alla pari coi vini più buoni del mondo. Così, già dai primi anni ‘90, Ca’ del Bosco si afferma come una delle cantine più prestigiose d’Italia e in 30 anni il fatturato passa da €10 milioni a €52 milioni, con margini del 35% e un valore aziendale di circa €220 milioni. Oggi Ca’ del Bosco è una delle cantine più importanti al mondo e ha ricevuto decine di premi come migliore bollicina d’Europa. (00:00) Chi è Maurizio Zanella (01:00) Infanzia: proteste, denunce e fare lo scaricatore di porto (02:12) La punizione che a 14 anni gli cambia la vita (03:19) Il viaggio in Francia a 15 anni (05:30) Aprire Ca’ del Bosco a 16 anni: come trova i soldi (06:49) Passare da 0 a 1 e produrre le prime bottiglie (08:53) Vendere le prime bottiglie (10:09) Come arriva a fatturare il primo milione (11:53) L’incontro con Luigi Veronelli (13:36) Entrare nei ristoranti migliori al mondo (14:46) Le degustazioni alla cieca (17:41) Passare da €1 milione a €10 milioni di fatturato: prodotto e comunicazione (19:14) I vini che li fanno diventare grandi (20:17) Passare da €10 milioni e €52 milioni di fatturato (21:28) Tour della cantina: come producono il vino (24:15) I numeri di Ca’ del Bosco: vendite, margini, estero e vini più venduti (25:46) I momenti più difficili (27:00) Champagne e Franciacorta (28:14) La crisi del vino (30:06) Il Biologico è solo marketing? (32:34) Personaggi più incredibili che ha conosciuto (33:34) Consigli

Ha Salvato OVS dal FALLIMENTO, ora Fattura €1.6 MILIARDI 👕 Stefano Beraldo, CEO di OVS 22 Oct 2025

OVS è la più grande catena d’abbigliamento in Italia, con 2,200 negozi e 1.6 miliardi di fatturato. Dietro al suo successo c'è Stefano Beraldo. Clicca qui https://partner.edenred.it/chapeau-project per accedere alla PROMO ESCLUSIVA per iniziare a ottenere tutti i vantaggi dei buoni pasto Ticket Restaurant ®️ Edenred, se sei un’azienda o un libero professionista. Stefano Beraldo nasce a Mestre, in provincia di Venezia, il 23 Marzo 1957. Dopo la laurea lavora 9 mesi come correntista in una banca di Mestre e nel 1988 entra in Edizione, la Holding del Gruppo Benetton. Nei primi anni ‘90, infatti, il marchio di vestiti fondato da Luciano Benetton è uno dei più grandi al mondo, con un fatturato di €2 miliardi. E proprio in quegli anni suo fratello Gilberto inizia a fare le prime acquisizioni. Lo stesso anno i Benetton comprano GS e Autogrill per soli €360 milioni ed è proprio Stefano ad occuparsi dell’acquisizione, per poi assumere il ruolo di Direttore Generale di GS. Con Stefano, il fatturato di GS passa da €3.5 a €5 miliardi e i margini aumentano notevolmente. Poi nel 2000 vende GS Supermercati a Carrefour. Dal giugno 2000 assume la carica di Amministratore Delegato di De’Longhi. In cinque anni realizza i progetti fondamentali per il rilancio e il rafforzamento della redditività del Gruppo. Realizza anche la trasformazione dell’assetto produttivo, dando il via alla delocalizzazione in Far East di una parte significativa delle basi produttive e ristrutturando le attività di produzione in Italia. Nel luglio 2005 assume la carica di Amministratore Delegato e Direttore Generale di Gruppo Coin, che all’epoca comprendeva OVS e Coin, investendo anche €700,000 di tasca sua. Nei primi 3 anni il fatturato esplode e i margini passano da €75 milioni del 2005 a €134 milioni. Nel 2010 Stefano acquisisce UPIM, la catena di grandi magazzini con 150 negozi che quell’anno fatturava quasi mezzo miliardo. Nel 2014 dopo quota OVS e l’anno dopo fatturato e margini di OVS raggiungono €1.3 miliardi e €176 milioni e nel 2019 Giovanni Tamburi, il fondatore di Tamburi Investment Partners, diventa il più importante azionista di minoranza di OVS, con una quota del 22%. Nel 2020 poi, Stefano lancia Piombo, il brand di fascia medio alta di OVS e dal 2021 al 2024 Stefano acquisisce pure Stefanel, Goldenpoint e Stefanel, trasformando quello che all’inizio degli anni 90 era solo brand d’abbigliamento di fascia bassa in uno dei gruppi di moda più importanti d’Europa. Ma la cosa più assurda è che—mentre colossi come Shein, Zara e H&M entrano in Italia—Stefano riesce a far diventare OVS la più grande catena d’abbigliamento in Italia, con un fatturato di €1.63 milioni e €195 milioni di margine nel 2024. Quindi noi di Chapeau siamo andati nei suoi uffici a Milano per scoprire tutta la sua storia: (00:00) Chi è Stefano Beraldo (01:00) Infanzia e primi lavori (02:40) Gestire l'impero finanziario dei Benetton (04:28) Comprare Autogrill e GS con Leonardo del Vecchio (05:33) Scalare GS Supermercati a €5 miliardi di fatturato (07:32) Vendere GS a Carrefour per €3 miliardi (08:36) Diventare CEO di De'Longhi (09:46) Portare De'Longhi a €1.2 miliardi di fatturato (11:29) Diventare CEO di OVS (13:07) Da €75 a €134 milioni di margine in 3 anni. Come ha fatto? (14:24) Licenziare i manager del Gruppo Coin (16:23) Comprare UPIM (18:17) Quotare OVS e critiche sul Fast Fashion (20:22) Diventare la catena d'abbigliamento più grande d'Italia: da €700 milioni a €1.7 miliardi (22:23) Ripagare €1.5 miliardi di debito (23:23) Battere H&M e Zara (24:28) Lanciare Piombo, comprare Stefanel, Goldenpoint e Les Copains (26:46) Fallimento in Svizzera e investimento di Giovanni Tamburi (28:10) Vendere all'estero: tutti i dati e le difficoltà (29:58) Giornata tipo (31:41) Consigli

Il Brand Italiano da €600 MILIONI che Compete con Nike e Adidas ⚽️ Gianluca Pavanello, CEO di Macron 14 Oct 2025

Nel 1971 Macron era un negozio di 30mq a Bologna. Oggi è il brand d'abbigliamento sportivo più grande in Italia. Scopri Startup Booster https://startupbooster.it Gianluca Pavanello nasce a Bologna nel 1970. Si laurea in Economia a Bologna nell'84 e lo stesso anno si trasferisce a Londra per lavorare come Analista Finanziario in Indesit. Nel ’97 torna in Italia per fare un Master in Business Administration alla Bocconi e l’anno successivo entra in McKinsey, una delle società di Consulenza Strategica più prestigiose al mondo in cui lavora come Manager guadagnando più di €200,000 all'anno. Nel 2004 Francesco Bormioli, imprenditore di Parma, propone a Gianluca di diventare CEO di Macron. Ok, ma Macron cos'era all'epoca? L’azienda nasce nel ’71 come negozio di articoli per il baseball e negli anni ’90 inizia a produrre magliette sportive col proprio brand. Dal '71 al 2004 passa da 0 a €10 milioni di fatturato, ma rimane poco più di un negozio di vestiti. Così Gianluca accetta l'offerta, si licenzia da McKinsey e nel 2004 diventa CEO di Macron. Nel 2005 chiude i primi contratti con squadre di calcio inglesi come lo Swansea, il Leeds e il West Ham, nel 2009 arriva il contratto col Napoli e 3 anni dopo quello con la Lazio. Così Macron inizia a crescere e dal 2004 al 2024 passa da €10 milioni a €224 milioni di fatturato, con margini del 20%—il doppio di Nike e Adidas. L'unico anno in cui non crescono è il 2020, quando perdono il 5% delle vendite a causa del Covid. Iniziano però a produrre 53 milioni di mascherine, camici e tute anti Covid fatturando altri €268 milioni—con margini bassissimi per fornire i prodotti in tutta Italia al minor costo possibile. Oggi Macron è il brand d’abbigliamento sportivo più grande in Italia e sponsorizza oltre 100 squadre europee professionistiche di calcio, rugby, basket, pallavolo e qualsiasi altro sport di squadra che ti venga in mente—più di qualsiasi altra azienda. Ma soprattutto in 20 anni ha creato maglie leggendarie come quelle del Napoli e della Lazio nel calcio e quelle della Scozia e dell'Italia nel rugby. Quindi noi di Chapeau siamo andati nella loro sede di 115,000mq in Valsamoggia, a Bologna, per scoprire tutta la loro storia e cosa c’è dietro a uno dei brand di sport più grandi d’Europa: (00:00) La storia di Macron e Gianluca Pavanello (01:00) Sogno da bambino e studi (02:00) Primi lavori: Indesit e McKinsey (03:25) Entrare in Macron (e quante quote prende) (05:21) I primi anni: da 0 a €40 milioni (06:59) Chiudere i contratti col Napoli e la Lazio (08:43) Impatto del Napoli sul fatturato (09:53) Diventare il #1 al mondo nel rugby (11:17) Momento più difficile (13:49) Valore dell'azienda, fatturato e mercati più grandi (15:06) Sponsor (15:57) Scalare Macron da €40 milioni a €224 milioni: maglie pro e dilettanti (17:02) Arrivare a €1 miliardo di fatturato e vendere l'azienda (18:32) Tour dell'azienda e della produzione (20:15) Come fanno ad avere margini doppi di Nike e Adidas (21:57) Fondi raccolti e % di proprietà di Gianluca oggi (22:57) Giornata tipo (+ la sua agenda 👀) (24:43) Negoziare con De Laurentiis e Lotito (+ consigli di negoziazione) (26:16) Competere con Nike e Adidas. Come fanno!? (27:45) Consigli Copertina: Polidesign Editing: Seequence Studio — Cos'è Chapeau 🧢 Parliamo coi più grandi imprenditori e manager in Italia per scoprire la loro storia e capire come hanno fatto DAVVERO ad arrivare dove sono. Co-founders 🤩 Filippo Carabelli 👇🏼 https://instagram.com/phil__cara/ https://linkedin.com/in/filippo-carabelli/ Giacomo Luppi 👇🏼 https://instagram.com/giacomo_luppi/ https://linkedin.com/in/giacomoluppi/ Pietro Santini 👇🏼 https://instagram.com/pepe_peperino/ https://linkedin.com/in/pietrosantini/ Simone Roccoli 👇🏼 https://www.instagram.com/simone.roccoli/ https://www.linkedin.com/in/simone-roccoli/

Clementoni: La VERA Storia Della Fabbrica di Giocattoli Più Grande D'Italia 🧸 03 Oct 2025

La famiglia Clementoni è partita da un garage nelle Marche e ha creato una delle fabbriche di giocattoli più grandi al mondo. Li abbiamo raggiunti a Recanati per scoprire tutta la loro storia. Scopri lo Startup Booster https://startupbooster.it La storia di Clementoni inizia nel 1963, quando Mario Clementoni lascia il lavoro come venditore di violini per iniziare a produrre giocattoli nella sua cantina a Recanati insieme alla moglie Matilde. Il successo è immediato, anche perché quelli sono gli anni del miracolo economico: gli stipendi degli italiani raddoppiano in pochi anni, la domanda di giocattoli esplode e i giochi da tavolo sul mercato sono ancora solo il Monopoly e il Gioco dell'Oca. La vera svolta però avviene nel '67, quando Mario inventa Sapientino: il primo gioco educativo di sempre e uno dei giocattoli più venduti nella storia. 6 anni dopo Mario riesce anche a comprare la licenza della Disney e crea decine di giochi con Topolino e Paperino—tra cui i primissimi puzzle in Italia. Negli anni '70 inizia anche ad investire nelle pubblicità televisive e produce i giochi dei più famosi programmi TV dell'epoca, come quelli col Mago Silvan. Negli anni '80, poi, arrivano i primi giochi elettronici come il Grillo Parlante sviluppato dalla Texas Instruments e distribuito da Clementoni, e nel 2012 i primi tablet per bambini. Oltre ai prodotti, Clementoni cresce così velocemente anche grazie alla distribuzione: negli anni '70 entra nei supermercati e negli ipermercati italiani e già negli anni '90 Giovanni, il figlio più piccolo di Mario, apre le prime filiali commerciali in Germania, Spagna e Francia. Nel 2002 Giovanni diventa Amministratore Delegato di Clementoni e raddoppia il fatturato dell'azienda dal 2010 al 2024. Oggi Clementoni fattura €220 milioni, vende 28 milioni di giocattoli, ha più di 600 dipendenti e produce l'80% dei suoi giochi nella sua fabbrica nelle Marche. Quindi, noi di Chapeau siamo andati proprio a Recanati per scoprire tutta la loro storia: (00:00) Mario Clementoni, il fondatore (01:18) Costruire i primi giocattoli in un garage a Recanati (02:51) Comprare la licenza Disney e fare i primi spot in TV (04:21) La nascita di Sapientino e l’esplosione di Clementoni (05:37) Scalare Clementoni a €220 milioni di fatturato (07:20) I numeri di Clementoni: giochi più venduti e mercati più grandi (08:20) Crescere nella famiglia Clementoni (09:27) Dai primi lavori in fabbrica a CEO di Clementoni: il percorso di Giovanni (10:27) Sponsor (11:32) Momento più difficile (13:02) Offerte di acquisizione e lasciare l’azienda al figlio (14:15) Come si inventa e produce un giocattolo (15:19) Impatto degli smartphone sulle vendite dei giocattoli (16:19) Consigli — Cos'è Chapeau 🧢 Parliamo coi più grandi imprenditori e manager in Italia per scoprire la loro storia e capire come hanno fatto DAVVERO ad arrivare dove sono: cosa li ha aiutati di più, gli errori, i fallimenti e i consigli PRATICI. E te li facciamo conoscere di persona durante i nostri eventi. Seguici su Instagram se vuoi scoprire tutti i dietro le quinte: https://www.instagram.com/chapeau_project/ Se vuoi approfondire le storie e i business dei nostri ospiti, iscriviti alla nostra newsletter: https://chapeauproject.substack.com. Registriamo gli episodi al WAO Romolo C30, in Viale Cassala 30 a Milano: https://www.instagram.com/wao_it/. È anche il nostro ufficio. Se vuoi passare per un caffè al volo, siamo lì ☕️ Co-founders 🤩 Filippo Carabelli 👇🏼 https://instagram.com/phil__cara/ https://linkedin.com/in/filippo-carabelli/ Giacomo Luppi 👇🏼 https://instagram.com/giacomo_luppi/ https://linkedin.com/in/giacomoluppi/ Pietro Santini 👇🏼 https://instagram.com/pepe_peperino/ https://linkedin.com/in/pietrosantini/Simone Roccoli 👇🏼 https://www.instagram.com/simone.roccoli/ https://www.linkedin.com/in/simone-roccoli/

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